Bruno Ialuna.
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Il collezionista di ricordi.
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2018. MARCO DEL BUCCHIA EDITORE, Massarosa (LUCCA).
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dalla prefazione dell'autore: Ho provato a scrivere un giallo con la speranza di incuriosire e con lo scopo di ricordare quanto accadde nel Padule di Fucecchio nell'agosto del 1944. Perch ultimamente, complici il trascorrere del tempo e la societ liquida che stiamo vivendo, certe storie prima si diluiscono, poi perdono la loro consistenza e infine spariscono venendo dimenticate.
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L'AUTORE.
Bruno Ialuna  nato e vive a Montecatini Terme dove lavora come insegnante e dove ricopre la carica di assessore. Ideatore e direttore artistico di molte iniziative culturali,  anche allenatore di basket. Oltre ai racconti presenti sulle antologie Pistoia gialla e noir (2006), Delitti per sport (2007) e Delitti a regola d'arte (2008), per i tipi di Marco Del Bucchia sono usciti Un 'ombra dietro il cuore (2004), La donna di Mir (2008), Storia di voi due (2008) e Volevo essere Banksy (2012) con i quali si  aggiudicato numerosi riconoscimenti letterari; si ricordano in particolare quelli ottenuti con Un 'ombra dietro il cuore: Premio Chianciano-Fellini 2005 e Selezione Premio Adei Wizo per la Cultura Ebraica 2005.
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Il collezionista di ricordi.
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Un paese che ignora il suo ieri non pu avere un domani.
Indro Montanelli.
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Ringraziamenti.
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Grazie a Marina Dal Pino che qualche anno fa, definendomi un collezionista di ricordi, mi ha suggerito il titolo di questo libro. Grazie alle tante persone che mi hanno raccontato storie e fatti di vita quotidiana del padule. Grazie alle persone che mi hanno narrato episodi della strage, talvolta con indescrivibile sofferenza avendola vissuta sulla propria pelle. Li ringrazio tutti insieme, perch di alcuni conosco solo il nome di battesimo, o in alcuni casi il soprannome, e non vorrei fare dei torti a qualcuno. Grazie a Simona Vescovi, del centro di documentazione del Padule, che mi ha raccontato alcune vicende della strage del 1944, e del modo in cui vennero uccise molte delle vittime di quella pagina assurda e atroce della seconda guerra mondiale.
Grazie a Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Giorgio Gaber, perch dopo una serata bellissima allo stabilimento termale Tamerici di Montecatini, mi ha fatto tornare la voglia di scrivere. Grazie a Bono Bonari, che oggi ci guarda da lass, ma che ci ha raccontato tante cose quando era quaggi. Grazie alle donne e agli uomini della polizia, dei carabinieri, della finanza e dei vigili urbani di stanza a Montecatini, per i loro preziosi suggerimenti. E grazie per quello che fanno e faranno per la mia citt, perch  molto pi importante di quello che hanno fatto per questo libro. Grazie ai miei colleghi insegnanti, e a tutto il personale ATA dell'Istituto Ferrucci di Larciano, che mi hanno fatto innamorare del Padule di Fucecchio. Grazie a Franco Severi che ha inventato Steve Zannacci, ventunesimo immaginario studente del triennio scolastico 2015/2018 del corso c della scuola media Galileo Ghini di Montecatini Terme. Grazie a Massimo Di Vita e Maurizio Maltagliati, i miei amici-consulenti musicali, nonch disc-jockey delle mostre alla Galleria Civica Moca di Montecatini Terme. Grazie infine a mia moglie Roberta Gori, la cosa pi bella fatta dai montecatinesi dopo il Tettuccio, per l'infinita pazienza nel sopportarmi quando scrivo e pi in generale sempre.
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Le persone sono storie. Storie che finiscono nel nulla se qualcuno non le scrive o le racconta. Perch senza le storie delle persone che ci hanno preceduto noi non saremmo quello che siamo. E noi, che viviamo adesso, abbiamo il dovere di raccontare queste storie. E di scriverne di nuove. Perch altrimenti nessuno, fra qualche anno, racconter pi le nostre.
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Premessa.
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Questo racconto non ha la pretesa n la presunzione di aggiungere niente rispetto a quello che altri, pi competenti e preparati di me, hanno detto e scritto meglio sull'argomento. Ma so benissimo che molto spesso i saggi, di qualunque cosa trattino, hanno vita breve nell'attenzione mediatica e della gente che li legge. E soprattutto dei pi giovani. Allora, come ho gi fatto qualche anno fa per la storia degli ebrei di Montecatini, ho provato a scriverci un giallo, che ha il solo scopo di ricordare e la speranza di incuriosire su quanto accadde nel Padule di Fucecchio nell'agosto del 1944. Perch negli ultimi anni, complice il trascorrere del tempo e la societ liquida che stiamo vivendo, certe storie prima si diluiscono, poi perdono la loro consistenza e talvolta spariscono venendo dimenticate.
Certe cose se non le fai o le dici o le scrivi quando devono essere fatte, dette e scritte perdi il momento e non le fai, dici e scrivi pi. O perlomeno non escono fuori come invece potrebbero uscire nell'istante in cui ti passano per la testa. Perch se non fatte nell'attimo giusto perdono qualcosa del loro sapore, del loro valore, della loro importanza. La vita  anche questa. Non fare certe cose o non farle nel momento in cui andrebbero fatte.
Noi umani abbiamo una grande presunzione: quella di fidarci troppo della nostra memoria. E cos talvolta dimentichiamo. Io stesso non sfuggo a questa brutta abitudine. Per anni su questo argomento non ho scritto pi nulla, e il breve racconto intitolato La roulette russa, pubblicato nel 2004 nell'antologia Pistoia giallo e noir dall'editore Del Bucchia,  rimasto l senza una conclusione e con esso i tanti appunti presi, mentre insegnavo alla scuola media Francesco Ferrucci di Larciano, incontrandomi e parlando con persone che avevano vissuto quei terribili giorni.
Oggi, a distanza di parecchi anni, alcune di quelle persone non ci sono pi, e portare a termine questo racconto era un qualcosa che dovevo loro, non fosse altro per tutto il tempo che mi avevano dedicato e il dolore che il ricordo gli aveva procurato.
Ecco, se alla fine della lettura di questo racconto a qualcuno sar venuta la voglia di saperne di pi sull'eccidio del Padule di Fucecchio, credo che avr raggiunto il mio scopo di quando ho iniziato a pensare e poi scrivere questa storia. E forse ad altri sar venuta anche la voglia di andarlo a visitare il Padule.
Se potete, fatelo in una mattina del 23 agosto dei prossimi anni. Andateci entrando da qualunque parte vogliate, percorrete gli argini e le strade bianche, avvicinatevi alle case abbandonate, camminate in mezzo ai campi. Poi chiudete gli occhi e per un attimo ascoltate il rumore del silenzio che vi circonda. Non vi dico altro, il perch lo capirete.
E se non sentirete nulla, pace. Male che vada avrete almeno scoperto che il Padule di Fucecchio  una zona naturale bellissima e non solo una tassa da pagare. Ma dove il 23 agosto del 1944  accaduta anche una cosa che non sarebbe dovuta accadere, che non si sarebbe dovuta ripetere e che invece, in molte altre parti del mondo, ha avuto repliche inenarrabili e, incredibilmente, ancora pi bestiali.
Davanti al tabernacolo di Lia Parenti, Piaggione del Ponte Buggianese, 23 agosto 2017.
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Le cialde di Montecatini Terme.
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La cialda  il dolce tipico di Montecatini Terme. Ha una forma quasi perfettamente tonda. Come l'O di Giotto. E fatta con mandorle, nocciole, uova e latte. In citt la vendono in molti posti, ma io preferisco quella originale prodotta dal negozio che si trova all'inizio del mercatino di Viale Grocco.
Io le mangio da sole, per assaporare meglio il loro inimitabile gusto: me le lascio sbriciolare in bocca. Molti le mangiano con il gelato o con la panna, ma sono dei barbari. Mangiare le cialde mi rilassa, mi fa star bene. Soprattutto dopo che ho ammazzato una persona.
E gi la terza che uccido. Dopo averlo fatto, vado nel mio studio e ne mangio una scatola intera da cinque pezzi. E guardo film pornografici. Una volta andavo anche a puttane. Oggi no, perch ho paura dell'AIDS. Per mi piace anche molto comprare e pagare le donne, e usarle per soddisfare le mie fantasie sessuali.
Io sono un ricco e stimato professionista. La gente si scappella quando mi vede. Alcuni lo fanno per rispetto ed educazione, altri per soggezione. Molti invece proprio perch mi temono. La mia famiglia, da generazioni,  molto potente in tutta la Toscana.
Il mio nucleo familiare  composto da una moglie che frequenta le parrocchie cittadine e le associazioni culturali, pensa a comprare gioielli e pellicce, controlla le domestiche che mandano avanti la nostra villa e organizza le vacanze estive e invernali ci sono i miei tre figli: due maschi e una femmina. Io, quasi tutte le mattine, li accompagno a scuola e di domenica a vedere le partite di basket al palazzetto. La mia  una delle ville pi belle della citt, situata in una zona molto in, sulla collina che guarda Montecatini Terme.
La domenica mattina vado a messa e faccio anche la comunione. Di solito cerco di farla per ultimo, cos tutti mi possono vedere. Sono iscritto ad associazioni prestigiose e faccio molta beneficenza.
Una volta al mese mi concedo un week-end a Montecarlo. Mi piace giocare alla roulette. Sono un uomo normale, d'elevato livello socio-culturale. Anzi, sono pi che normale, perch sono molto ricco e molto affermato nel mio lavoro. Insomma, diciamolo, sono un autentico vip. Per non sono molto amato dai miei simili, nonostante il rispetto e talvolta la piaggeria che mi portano. Penso proprio di essere invidiato e anche odiato da molti miei concittadini, specialmente da molte donne che per motivi diversi hanno avuto dei rapporti con me e si sono fatte comprare. Qualcuna forse, potendo, penso che mi eliminerebbe volentieri.
E io, allora, le ammazzo prima.
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23 agosto 1944.
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L'ordine del comando tedesco era stato chiaro: rastrellare la zona del Padule di Fucecchio, distruggendo case, ricoveri ed esseri umani. Sparare a tutto ci che si muoveva.
La strage fu condotta personalmente dal maggiore Josef Strauch.
I primi a essere ammazzati furono un gruppo di bambini che, attratti dall'arrivo dei carri blindati, corsero verso il convoglio tedesco ridendo e urlando. Era quasi un gioco per quei poveri esseri inermi. Non sapevano di andare incontro alla morte. Furono massacrati con i fucili mitragliatori.
Alla fine di quella terribile giornata saranno pi di centosettanta le vittime trucidate. Il settanta per cento erano donne, bambini e lattanti.
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Un luned di agosto di tanti anni dopo.
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Il corpo esanime di Irina Kapsenau era stato ritrovato al mattino presto non lontano da uno dei vecchi porti del Padule di Fucecchio, quello delle Morette. L'avevano strangolata. Probabilmente con un filo ricoperto di plastica, forse di quelli usati per la corrente elettrica, viste le tracce di azzurro - impercettibili a occhio nudo ma non ai rilievi della polizia scientifica - che erano rimaste intorno al suo collo.
Il corpo nudo della sventurata era stato scoperto da Luigi Angeli, Daniele Gallo e Carlo Sevieri, i tre cacciatori che, aggirandosi all'alba in padule nella zona che d verso Castelmartini, si erano imbattuti nel cadavere lungo l'argine che inizia dal Casotto del Criachi, una delle tante piccole costruzioni per la caccia e il ristoro realizzate nel corso degli anni da chi frequentava il padule.
A dire la verit, erano stati Lunamei e Rolly, i due cani che li guidavano nella battuta, a richiamare la loro attenzione verso quell'imprevisto. Ma questo  un particolare che non cambia il corso della storia. Al massimo la cambia solamente per i proprietari dei due cani in questione.
Irina Kapsenau era arrivata in Italia dalla Moldavia, dopo un viaggio che a raccontarlo occorrerebbe un libro. Cos come non ne basterebbe uno per descrivere il carico di speranza con cui l'aveva affrontato: il suo, come quello di centinaia di ragazze che ogni giorno partono dall'est dell'Europa in cerca di un qualcosa che non hanno mai conosciuto e che non conosceranno mai. Facili prede per una tratta umana di proporzioni che, nella storia del mondo,  paragonabile solo alla tratta dei negri africani verso le Americhe.
Il lungo viaggio in un vecchio pullman attraverso i Balcani assieme a un'altra trentina di ragazze. Poi l'arrivo in una citt dell'ex Jugoslavia e la sistemazione in un albergo che d'albergo aveva solo il nome. Il giorno successivo la degradante esibizione, completamente nuda, a cui era stata costretta con le minacce. Una specie di passerella in un vecchio capannone abbandonato, lei come tantissime altre donne, mentre un numero sostanzioso di uomini gareggiava in una specie di asta per accaparrarsele. Era finita in mano a una banda di albanesi. Quella stessa sera erano finiti anche tutte le speranze e i sogni che l'avevano accompagnata nel suo lungo viaggio e nei mesi che lo avevano preceduto.
Trascorso un breve periodo d'addestramento molto convincente, ben presto era finita sui marciapiedi di Milano. Dopo qualche mese di permanenza, in Lombardia, era stata comprata da una coppia di slavi e dirottata in Toscana. Stop.
Di pi sul suo conto non si sapeva, e queste poche notizie erano quanto aveva rivelato a un poliziotto - che da qualche tempo si spacciava per cliente - una delle ragazze che divideva con lei lo spazio in cui si prostituiva.


Marted.

Morini e gli uomini del commissariato -di Montecatini avevano fatto appena in tempo a iniziare le indagini. Un giorno e una notte di ricostruzione dei fatti, di ricerca di possibili testimoni, di discreti e furtivi interrogatori ad altre ragazze di strada e a tutta quella fauna di personaggi che popolano il mondo della prostituzione. Ventiquattro ore di lavoro ossessivo e sfiancante per stare sull'indagine quando ancora era calda, ben sapendo che il tempo che passa  il peggior nemico per chi svolge questo lavoro. Ventiquattro ore accompagnate da una traccia inspiegabile: la ragazza morta aveva nella borsa pi di tremila euro che il suo assassino si era ben guardato dal portarle via.
E dopo ventiquattro ore insonni, al mattino era giunta la telefonata del questore Matorri al commissario Morini: l'indagine era affidata alla questura di Firenze. Per pochi metri il luogo dove la ragazza strangolata era stata ritrovata figurava nel territorio della provincia del capoluogo regionale. A niente era valso il tentativo di Morini di far cambiare idea al questore. La territorialit era un principio che non si discuteva. L'indagine sarebbe stata affidata al commissario Crocifisso Pio Benvenuto della questura fiorentina, al quale Morini avrebbe dovuto trasmettere tutto il materiale e tutte le informazioni in suo possesso. Fine della telefonata. Anzi no.
"Non faccia la vittima come sempre, commissario. Mi stia bene. Ah, un'altra cosa: la pregherei di evitare di mandarmi a quel paese davanti ai suoi uomini non appena butta gi la cornetta".
Morini riagganci. Si alz dalla scrivania. Poi ordin ai suoi uomini presenti nella stanza di restare immobili e and a mettersi alle loro spalle.
"Questore Matorri, vada affanculo! Vada affanculo! Vada affanculo!"
Torn quindi a sedersi davanti ai suoi uomini che fecero fatica a trattenere il sorriso. Si rialz di scatto, ordin all'agente Pregrirato di trasmettere il fascicolo sul caso Kapsenau alla questura fiorentina e usc dalla stanza per riapparire dopo un attimo.
"Siete liberi per oggi. Tornate a occuparvi delle pratiche della bottega. Che ne so: delle biciclette rubate, delle telefonate contro la musica al Caff Gambrinus, delle panchine rotte in pineta. O andate a casa a dare una mano alle vostre mogli nelle faccende domestiche. Alle cose serie ci pensano quelli di Firenze che sono pi bravi!"
Il telefono squill di nuovo. Stavolta era Cristina Tarrepivi, direttrice della redazione locale del giornale La Nazione, che voleva parlare personalmente con lui.
"Cristina, se vuoi sapere qualcosa delle indagini sull'assassinio del padule telefona a Firenze. Mi hanno tolto il caso proprio adesso".
La giornalista non voleva avere novit sul caso. Voleva dargli delle novit. Novit importanti.
Una telefonata anonima era giunta al mattino presto in redazione e aveva comunicato a un collaboratore del giornale il numero della targa di una Fiat Panda di colore verde. L'autore della telefonata anonima diceva di avervi visto salire Irina Kapsenau la sera della sua uccisione. E che quella forse poteva essere l'automobile dell'assassino.


Mercoled.

Crocifisso Pio Benvenuto fece il suo lavoro in fretta.
Troppo in fretta secondo il commissario Morini.
Dalla segnalazione anonima del numero di targa era stato facile risalire al proprietario dell'auto. Questi, dopo un iniziale momento di panico e di legittima disperazione, una volta condotto in questura a Firenze aveva subito ammesso di aver avuto un rapporto sessuale a pagamento con la ragazza moldava la notte in cui era stata uccisa, ma aveva sostenuto con forza la propria innocenza. Purtroppo per lui non era stato creduto. Anche perch aveva detto d'averla fatta salire in auto, di aver consumato il rapporto sul retro del cimitero di Castelmartini, e poi d'averla lasciata all'angolo tra la Via Francesca e il Giardino della Memoria, costruito per ricordare le vittime della strage del Padule di Fucecchio del 1944.
Un errore tremendo. Il suo. Un errore blu. Un errore per tentare di scagionarsi e non ammettere di essere stato dentro al padule con la ragazza assassinata.
Gli uomini della polizia scientifica non avevano impiegato molto tempo a trovare all'interno della sua casa tracce dello stesso terreno sul quale era stata ritrovata Irina. Cos come a risalire all'autolavaggio in cui l'uomo - non appena si era diffusa la notizia della donna trovata morta in padule - aveva portato a lavare la sua Panda di colore verde.
Severino Pallini - cinquantasei anni, separato da quasi venti, una figlia, residente in localit Nievole, dipendente delle Societ Terme di Montecatini in qualit di giardiniere, neg con tutte le sue forze di essere l'assassino di Irina Kapsenau. Dichiar di aver mentito sull'aver consumato i propri venti minuti di sesso con la ragazza assassinata presso il Porto delle Morette per la paura di essere scambiato con l'assassino della stessa.
Si mise a piangere e pianse a lungo. Pianse ancora di pi, e ancora pi a lungo, quando l'esame del DNA tolse ogni dubbio sulla sua colpevolezza. Era lui l'ultimo uomo con cui Irina era andata quella notte. Era Severino Pallini l'uomo con cui Irina aveva fatto sesso pochi minuti prima di morire.
Il processo per direttissima si sarebbe tenuto tre giorni dopo.


Gioved.

Morini non credeva alla colpevolezza di Severino Pallini. Conosceva da qualche tempo quell'uomo, incallito giocatore di corse di cavalli e ancora pi incallito puttaniere. Qualche volta ci aveva scambiato due parole all'Ippodromo Sesana. Sia lui che Pallini amavano vedere le corse stando appoggiati allo steccato che costeggia la curva finale della pista. Facendo finta di non sentire, alcune volte lo aveva ascoltato mentre parlava con gli amici riguardo alla fauna femminile presente sulle strade e in alcuni club della Valdinievole.
Il gioco e le donne: due interessi frequenti negli uomini di una certa et. Molto frequenti negli uomini che abitano in citt come Montecatini, dove la sindrome di Peter Pan prende un po' tutti quelli che vi abitano. Dove le giovani donne e il gioco (cavalli, carte, eventi sportivi, e tutto quanto su cui si possa scommettere) servono a esorcizzare lo scorrere maledetto e inesorabile del tempo.
Morini aveva imparato che gli uomini spesso sono diversi da come la gente li dipinge. Pallini era descritto come un tipo solitario. E anche un po' strano. Ma a Montecatini chi non lo era?
Informandosi un poco in citt, tutti quelli che lo conoscevano gli avevano confermato che fosse un tipo molto particolare, ma incapace di fare del male a chicchessia.
Il commissario - non sapeva neppure perch -si era convinto che Pallini fosse innocente. Cos, a sensazione. Per una questione di pelle o di sesto senso.
Gi, il sesto senso. Quell'elemento che fa la differenza fra un rappresentante delle forze dell'ordine e un poliziotto che vorrebbe cambiare il mondo.
Prese il telefono e chiam il collega Crocifisso Pio Benvenuto "Uno che si chiama cos deve essere stato per forza un figlio indesiderato" aveva detto una volta - l'ispettore Contarino con il suo solito sarcasmo) per sapere le ultime novit sull'esito dell'indagine. E non solo quelle. Chiese anche al collega di Firenze di attendere qualche giorno prima di chiudere definitivamente il caso e far processare Severino Pallini.
"Cos, per scrupolo, solo per coscienza".
"Morini, c' poco da aspettare. Prima ha mentito sul luogo in cui aveva incontrato la ragazza, poi ha ritrattato. E l'esame del DNA  la prova schiacciante della sua colpevolezza".
"Benvenuto, cos mi sembra tutto troppo facile".
"Di' la verit, collega: ti brucia che ti hanno tolto un'indagine cos semplice e che noi di Firenze siamo stati bravi e abbiamo risolto tutto in poco tempo!"
"No, non per codesto".
"Ti capisco, Morini. Ti avrebbe fatto comodo un caso elementare come questo dopo che hai fallito l'indagine sugli
ebrei montecatinesi. Certo, ci sei andato vicino, ma vicino conta solo al gioco delle bocce".
"Senti, io fossi in te aspetterei a cantare vittoria. E poi ti volevo chiedere, caro commissario Impiccato: quanto tempo  che non vai a prenderlo nel...?"
Il clic di una cornetta telefonica che veniva riagganciata anticip la fine della frase del commissario.
"Peggio per te, cretino!" disse ad alta voce Morini come se avesse Crocifisso Pio Benvenuto davanti a s nel suo ufficio.
E pensare che la telefonata l'aveva fatta per fargli un favore. Voleva dirgli una cosa importante per le indagini sul caso. Voleva ancora dirgliela nonostante il tono di scherno del commissario fiorentino e nonostante non stimasse per nulla il collega, la cui carriera - era cosa risaputa nell'ambiente - era dovuta pi a meriti parentali che a capacit. Crocifisso Pio Benvenuto aveva infatti sposato una donna n intelligente n simpatica e n bella, ma che aveva due grandi virt: era molto ricca ed era soprattutto l'unica figlia del dottor Franco Polacchi, famoso e influente personaggio politico toscano. Pio (preferiva, anzi voleva, farsi chiamare con questo nome) era cos divenuto il genero dell'onorevole. Poi anche un commissario.
Morini fu preso dalla tentazione di richiamarlo. Era molto importante la cosa che voleva e doveva dirgli. Il senso del dovere gli diceva di ritelefonare subito. Era una notizia
troppo importante, forse fondamentale per l'esito di quella storia. Ma era in un momento della sua vita che non riusciva a dire le cose importanti a nessuno.
E adesso questa cosa sull'indagine che solo lui sapeva. Si, forse era meglio telefonare di nuovo al commissario Benvenuto. Aveva il dovere di farlo. Perch Sandro Morini era un bravo poliziotto. E i bravi poliziotti non vengono mai meno al giuramento di fedelt che hanno fatto all'istituzione e al paese che servono.
Gi. La fedelt. Chiamare o non chiamare la questura di Firenze per quella cosa che solo lui sapeva? Quella cosa forse cos importante, forse addirittura decisiva per l'inchiesta, la doveva comunicare a quel collega, per quanto antipatico gli stesse?
Usc dall'ufficio e and a bersi un caff in solitudine nel bar-alimentari di Viale Baccelli. Ripens ancora a Crocifisso Pio Benvenuto, a Irina Kapsenau, a Severino Pallini. E al questore Matorri che gli aveva tolto l'indagine. E pens soprattutto che la cosa tanto importante l'aveva saputa, beffardamente, solo poco dopo che gli avevano tolto l'incarico.
No, non si sarebbe pi occupato del caso Kapsenau. Non avrebbe telefonato a Benvenuto. E non avrebbe parlato pi con nessuno.
A volte nella vita sentiamo il bisogno di fuggire: da una persona, da una situazione, da un luogo, da un problema, da una responsabilit, da tutto il mondo. Il commissario Morini decise che quella sera sarebbe fuggito. Decise che non era un bravo poliziotto, come invece molti lo consideravano. Decise che il
corso della storia sarebbe andato in ogni modo avanti anche senza di lui. Cosa che del resto era successa per secoli e sarebbe accaduta ancora per secoli.
Torn in commissariato e avvert il piantone che sarebbe tornato l'indomani. Raggiunse a piedi la vecchia Ritmo Cabrio parcheggiata davanti all'Hotel Mediterraneo, proprio in quell'angolo di Montecatini Terme in cui la pineta la notte sembra invitarti a tuffarti nel buio e a scappare dal mondo. Fece una telefonata, poi mise in moto l'automobile e si gett nella discesa che conduce allo stabilimento Torretta.
Quella sera il commissario Sandro Morini decise di scappare dalla sua vita. Prima avrebbe affogato i fantasmi che lo inseguivano in un mare di tordelli e cecina da Rizieri, l'ultima vera osteria ancora esistente a Viareggio. Poi rifugiandosi in una casa, in una camera, in un letto, in mezzo a due cosce che lo aspettavano sulle colline di Camaiore.
Il commissario Benvenuto - una carriera in continua ascesa costellata di casi quasi mai risolti -era molto soddisfatto. Stava godendo per l'inchiesta andata a buon fine. Sorrideva pomposamente mentre stava raccontando in casa dell'onorevole Polacchi, alla presenza d'ospiti accuratamente selezionati, le varie fasi dell'indagine. Sorrideva Crocifisso Pio Benvenuto. Ma se avesse dato il tempo a Morini di finire la sua telefonata, anzich farlo incazzare prima, forse sarebbe stato meglio. Sarebbe stato meglio per lui se avesse avuto un po' pi di considerazione degli altri, e dei colleghi soprattutto.
Ma queste non sono prerogative di uomini come Crocifisso Pio Benvenuto. che antepongono se stessi e le proprie carriere a tutto ci che li circonda.
Se avesse dato al collega di Montecatini la possibilit di dirgli quella cosa molto importante, avrebbe atteso a considerare chiuso il caso Kapsenau e a vantarsi dell'impresa compiuta. Ma gli uomini come Crocifisso Pio Benvenuto pensano che non ci siano cose pi importanti di quello che stanno pensando e facendo loro stessi.
Al termine della cena, giunti al dolce, ancora continuava a vantarsi e a sorridere ai commensali di casa Polacchi. Il caso Irina Kapsenau era risolto.
O almeno cos pensava lui. Perch non sapeva una cosa che Morini voleva dirgli, che lui non gli aveva dato il tempo di dirgli, e che poi Morini non gli avrebbe pi detto.
Crocifisso Pio Benvenuto non sapeva che, in Valdinievole, c'era un tale che la notte andava in giro a offrire migliaia di euro alle prostitute solamente per guardarle mentre facevano sesso con i loro clienti.


Venerd.

Nonostante l'alt impostogli dal questore, Morini aveva continuato a indagare ("Con prudenza e discrezione" aveva detto ai suoi collaboratori pi stretti) e interrogato pure alcune colleghe d'Irina. Aveva fatto spargere in giro la voce di segnalare a lui, o ai suoi uomini, cose strane accadute negli ultimi tempi alle ragazze che lavoravano in strada.
La mattina, dopo aver fatto visita in carcere a Severino Pallini (come conoscente e non come poliziotto, per non urtare la sensibilit di nessuno), era tornato sul luogo del delitto.
Percorrendo la piccola strada secondaria che aggira a sud Monsummano Terme, la sua testa fu invasa da mille pensieri. Il Fossetto  il nome con cui quel nastro d'asfalto - che scorre in mezzo a campi di mais e qualche vecchio casolare -  conosciuto da tutti. Il commissario, recandosi al Porto delle Morette, pens a come doveva essere bello il Fossetto qualche decennio prima. Quando in quei grandi poderi, oggi quasi tutti abbandonati, vivevano intere famiglie di contadini in compagnia d'ogni genere di animali da cortile. Il ritmo delle loro vite era scandito dalle stagioni e dai lavori che esse proponevano, o per meglio dire imponevano. E tutto era accompagnato da riti quasi sacrali che coinvolgevano intere generazioni. Riti oggi scomparsi in nome di un progresso tecnologico e televisivo che a Morini non piaceva per nulla.
Riti bruciati sull'altare di un cambio di valori e di un egoismo collettivo che gli piaceva ancora meno.
No, Severino Pallini non poteva essere l'uomo che andava in giro la notte a offrire migliaia di euro alle prostitute solo per guardare quello che facevano con i loro clienti. Era un uomo di un'altra generazione, non avvezzo a quel genere di trasgressioni. E poi Severino Pallini di euro ne guadagnava poco pi di milleduecento al mese col suo stipendio da giardiniere. Togliendo quello che gli occorreva per vivere, pur avendo la casa di sua propriet, gliene dovevano rimanere meno della met. Il resto lo giocava in parte alle corse dei cavalli e in parte lo spendeva per andare con le donne. Ma per comprarsi un po' di sesso, non certo per guardarle fare l'amore con altri uomini.
Il Porto delle Morette era stato riportato in vita da pochi anni grazie a interventi di recupero mirati a ridare nuova vita al padule. L una volta abitavano molte persone, che vivevano di un poco d'agricoltura e di molta miseria. I porti servivano per scambiarsi le merci e come luoghi d'approdo dei barchini, i piccoli legni sui quali ci si muoveva - e ci si sposta tuttora - in quelle acque quasi immobili.
Morini pens anche alla follia di una ragazza che si era fatta portare a notte fonda in quel posto cos isolato. Doveva esserci una forte motivazione a spingerla a rischiare in quel modo. Trov inspiegabile che lei e il suo assassino si fossero spinti sino a l per fare una cosa che avrebbero potuto fare molti metri prima.
Si diresse nel punto dove era stato ritrovato il corpo d'Irina. Pochi metri pi in l c'era una lapide con i nomi d'alcune persone ammazzate dai tedeschi nella spedizione punitiva compiuta il 23 agosto 1944, in cui furono
trucidate centosettantaquattro anime fra uomini, donne e bambini.
"Pochissimi libri di storia, e purtroppo sempre meno persone, la ricordano come la strage del Padule di Fucecchio" gli aveva detto il professor Gori, ormai diventato suo consulente personale.


Sabato.

Crocifisso Pio Benvenuto era andato diritto. Aveva fatto processare Severino Pallini che il sabato mattina, presso il tribunale di Monsummano Terme, era stato condannato - data l'et - a trenta anni di galera.
Una seconda cosa importante, che l'investigatore fiorentino non sapeva e quello montecatinese invece si, era venuta fuori il gioved pomeriggio quando, spontaneamente, si era presentata al commissariato di Montecatini Olga Rotzowa, una ragazza che lavorava per strada. Un uomo le aveva offerto millecinquecento euro solo per guardarla andare con uno dei suoi clienti qualche mese addietro.
"E poi?" si era incuriosito Morini.
"E poi niente, non l'ho pi visto".
"Sapresti riconoscerlo?"
"Era uno sui cinquantacinque, sessanta anni. I capelli biondi, penso colorati, abbronzato: nel complesso un bell'uomo".
"Qualche particolare strano? Qualcosa di lui che ti ha colpito?"
"Ho trovato strano che a quell'ora della notte portasse un paio d'occhiali scuri, ma mi ha detto che erano lenti da vista".
"Era, che so, agitato, nervoso..."
"No, anzi: tutto il contrario. Molto educato, modi gentili, cosa che mi ha convinto ad accettare la sua
offerta".
"Parlava come? Un accento straniero o qualcosa di particolare?"
"No, niente. Commissario, le dico la verit: ho sperato che tornasse, con quel che pagava! Ma niente".
"E forse  stato meglio cos. In ogni modo stai attenta. Se ti dovesse riaccadere qualcosa di strano, fammi sapere".
"Abbiamo paura, commissario. Soprattutto quelle come me, che non hanno chi le protegge".
"Capisco. Cercher di mandare una pattuglia in zona pi spesso, ma rimanete sulle strade provinciali e non vi fate portare in luoghi strani. D'accordo?" le aveva detto congedandola, ma non credendo per niente che non avesse qualcuno che la proteggeva.
"Nuoce gravemente alla salute" era scritto sul pacchetto di sigarette appoggiato sul cruscotto dell'auto.
Morini pens che sarebbe stato giusto scriverlo anche sulla faccia di alcuni uomini. Il pacchetto per non poteva pi nuocere a nessuno, se non a qualcuno che avesse deciso di mangiarselo, perch era vuoto. L'ultima sigaretta l'aveva offerta a Michele, il pi anziano dei conduttori della funicolare - la pi antica del mondo fra quelle ancora in funzione - che dal 1898 collega Montecatini Terme con il Castello di Montecatini Alto.
"A commiss, certo che quel tizio ha avuto
proprio una grande sfortuna. Gli hanno preso il numero di targa mentre andava ad ammazz una ragazza! Neanche l'avessero fatto apposta..." gli aveva detto, mentre scendevano dal terrazzino anteriore della carrozza chiamata Gigia.
"Davvero!" aveva risposto Morini, senza dare tanto peso alle parole del macchinista.
Mise in moto l'automobile per andare al Bar Manzoni a comprare le sigarette. All'altezza dell'Hotel Torretta gir di scatto nel parcheggio posto alle spalle del Circolo del Tennis e li si ferm.
"Come ho fatto a non pensarci prima? Bravo, Michele! Bravo, Michele!" url pi volte.
Adesso aveva la certezza, per lui matematica, che Severino Pallini non avesse ammazzato Irina Kapsenau. La ragazza l'aveva ammazzata la persona che aveva fatto la telefonata anonima. Non sapeva come fosse potuto accadere. Ma era quasi certo di quest'ipotesi. Perch nessuno si sognerebbe mai di prendere con estrema precisione di notte, in una strada provinciale scarsamente illuminata, il numero di targa completo di un'automobile sulla quale c'era una donna. A meno d'averla inseguita proprio per prenderne il numero. E perch poi avrebbe dovuto seguirla? L'esperienza gli diceva che poteva accadere quando una moglie o un marito sospettano di essere traditi, ma non era il caso di Pallini che era separato da tanti anni. Oppure qualcuno che lo controllava da qualche tempo, magari un investigatore privato. Ma per quale motivo? La vita di Severino Pallini non era cos importante da meritare un pedinamento.
L'unico interessato ad annotare i numeri di targa delle auto che caricano una prostituta sulla Via Provinciale Francesca pu essere solo il suo protettore. Ma allora perch non era intervenuto in aiuto della povera Irina? Perch aveva permesso che fosse portata in una zona buia e sperduta come quella del Porto delle Morette e poi uccisa? No, l'ipotesi protettore era chiaramente da escludere. Forse ne restava solo una: quella di uno psicopatico che, per un motivo sconosciuto, segnava con precisione le targhe, i colori e i modelli delle automobili che caricavano le ragazze. Difficile. Molto difficile. Ma non impossibile.
Ma allora: perch nella telefonata anonima aveva dato un solo numero di targa? Forse perch quella era l'ultima automobile sulla quale la ragazza era salita prima di essere uccisa? Gi, ma chi aveva telefonato al giornale come aveva fatto a sapere che Irina, dopo essere salita sulla Fiat Panda di Pallini, era stata uccisa?
"Bravo, Michele! Bravo, Michele! L'hanno fatto apposta a prendere la targa, il colore e il modello" disse Morini ad alta voce rivolto al volante della Ritmo Cabrio, come se questo fosse una persona.
Si, quella telefonata anonima era stata troppo precisa. Come se avessero voluto farla apposta per incolpare qualcun altro. Quindi l'assassino di Irina era ancora in giro. E avrebbe potuto uccidere di nuovo. Magari uccidere quella poveretta di nome Olga, che aveva trovato il coraggio di andare a raccontare al
commissariato di Montecatini quella strana storia del tizio che offriva pacchi di euro solo per guardare.
I grandi occhi azzurri di Olga gli fecero trovare il coraggio di telefonare al questore Matorri.
"Commissario, ma come fanno a venirle in mente certe cose?"
No, sicuramente non era stata una buon'idea telefonare al questore.
"Vorrebbe forse dare una scorta a tutte le prostitute della provincia di Pistoia? E magari perch non anche a quelle delle zone vicine!"
"Ma..."
"Lo sa, Morini, che non basterebbe l'esercito italiano per mettere in pratica quello che vuol fare lei!"
"Signor questore, non le chiedo di scortarle tutte. Solo una".
"Una. E poi perch una sola? Neanche se ne fosse innamorato. Come fa, Morini, ad avere talvolta queste idee cos strambe?"
"Non le chiami idee strambe, signor questore. Le chiami pure col suo nome: idee del cazzo!"
"Commissario, la inviterei a usare un altro
tono".
"Va bene. Signor questore, chiedo scusa. Ha ragione lei. Lasciamo stare questa mia idea stramba".
Morini, preso di nuovo prigioniero dal senso del dovere e dalla voce della sua coscienza, pens che forse fosse arrivato il momento di ritelefonare a Benvenuto.
Chiese al centralino di chiamargli la questura di Firenze. Quando sent la voce del poliziotto fiorentino, qualcosa di pi forte della sua volont fece di nuovo scattare in lui un meccanismo di rifiuto. Ributt gi interrompendo bruscamente la comunicazione, strozzando a met un odioso: "Pronto?"
Anche stavolta, Morini non aveva trovato il coraggio per fare quello che un bravo rappresentante della legge avrebbe dovuto fare.

Mia moglie domani mattina mi chieder come ho fatto a mangiare tutte quelle cialde in una sola volta.
Stanotte  stato meno bello. Quella deficiente  svenuta di paura prima che la uccidessi. Non potevo certo aspettare che si riprendesse. Ho anche risparmiato i duemila euro del dopo. A me piace rispettare i contratti. Lo faccio di mestiere. Stavolta per non  stato possibile. Non potevo certo buttarli per terra quei soldi. Devo essere sincero: mi sono proprio divertito pochissimo. Certo,  stato bello vederla fare sesso con quell'uomo anziano. Poi per mi  mancato il fremito di un corpo che si dibatte disperatamente. Mi sono mancati gli occhi pieni di terrore e il volto che si riempie di smorfie, di un essere umano che sta morendo.
Era svenuta e allora l'ho dovuta ammazzare con una pietra. Uccidere una persona spaccandole la testa non d la stessa sensazione fisica di quando la strangoli. Di quando la ammazzi
lentamente, di quando senti il suo corpo che tenta un ultimo disperato sussulto. Non senti l'appagamento che invece provi quando piano piano le togli la vita.
Domenica scorsa mi ero divertito molto di pi. Anzi, mi sono divertito per tutta la settimana a seguire sui giornali e alle televisioni la vicenda di quella ragazza che ho ammazzato. Che ridere nel vedere quell'uomo condannato al mio posto! Era tanto che non mi divertivo cos.
Mi devo complimentare con me stesso, ho proprio costruito una bella storia. Queste ragazze non credono alle mie parole quando propongo loro migliaia di euro per poterle solamente guardare mentre vanno con i loro clienti. Ma quando gli metto in mano i pacchetti di euro impazziscono dalla gioia.
A quelle che ho ammazzato ne ho proposti tremila. A quell'Irina ho detto di andare con i clienti in padule, nella zona del Porto delle Morette. Con la moto l'ho portata a vedere il posto a inizio serata e poi, dopo un'oretta, sono andato ad appostarmi nel luogo convenuto, arrivandoci a piedi dall'argine che parte dal Porto dell'Uggia. Ho messo nei pressi del Casotto del Criachi il maglione giallo che segnalava la mia presenza. A quel punto lei doveva farlo senza usare il preservativo. Volevo tracce indelebili dell'ultimo cliente sul suo corpo. Lei, dopo aver finito, si  fatta lasciare l, dicendo che aspettava il suo ragazzo e che
sarebbe stato lui a riaccompagnarla indietro. Una volta che il cliente  ripartito sono uscito, le ho dato i duemila euro della rimanenza e, mentre li metteva in borsa estasiata, l'ho strangolata.
Mi viene da ridere perch quando sono tornato indietro lungo l'argine che costeggia il canale per andare a riprendere la moto, ho pensato: "In padule di notte da solo. E se adesso con questo buio trovo un assassino? "
Gi, ma l'assassino sono io.
 stato molto divertente annotare la targa dell'automobile dell'ultimo che  andato con la ragazza e fare una telefonata anonima al giornale il mattino successivo. Molto buffo farlo condannare a tanti anni di galera. E toccato a lui ma poteva toccare a chiunque. Bel gioco, eh? Molto crudele ma bellissimo. Una specie di roulette russa in cui in palio c' una condanna a tanti anni di carcere per un omicidio non commesso.


Domenica.

La domenica mattina in Piazza del Popolo, Morini stava bevendo il suo solito aperitivo.
Nelle locandine esposte fuori delle edicole, sulle civette dei giornali locali, non si parlava che della storia della prostituta ammazzata in padule e della condanna del suo assassino.
Il commissario Morini stava leggendo Trotto Sportman's, il giornale delle corse dei cavalli, quando Contarino, tutto trafelato, arriv per dirgli che all'alba avevano trovato un'altra prostituta assassinata in padule, ma stavolta dalla parte di Ponte Buggianese.
"Che ci pensi Crocifisso Pio Benvenuto!"
"Commissario, stavolta la morta  stata trovata in localit Ponte di Mingo, nella nostra territorialit!"
"Chissenefrega! Tu non mi hai visto, il mio cellulare  staccato e guarda, ecco i miei amici Bisdea e Claudio Bellandi.
Me ne vado alle corse a Cagnes sur Mer. Contarino, ci vediamo domani. Se dici a qualcuno di avermi visto, luned chiamo il mio amico procuratore Belloni a Milano e ti faccio trasferire l".
"E al questore Matorri che gli dico?"
"Mandalo affanculo. Lui e il commissario Benvenuto". Mentre stava salendo in macchina, aggiunse: "Sappiamo gi qualcosa della ragazza morta?"
"Una russa. Una certa Olga Rospova, Roppova o gi di li".
"Olga Rotzowa?"
"Preciso. Le hanno spaccato la testa con una pietra".
Morini si ferm. Stette alcuni secondi in silenzio, lanciando il proprio sguardo oltre il chiosco dei tassisti. Poi estrasse il telefono dalla tasca interna della giacca e compose un numero. Fece cenno all'ispettore di avvicinarsi.
"Questura di Firenze, buongiorno" rispose la voce professionale di una centralinista.
"Potrei parlare con il commissario Crocifisso Pio Benvenuto? Sono il commissario Morini di Montecatini Terme".
Stavolta la forza per telefonare al collega di Firenze l'aveva trovata. Contarino attese con ansia lo scorrere di alcuni secondi che gli parvero un'eternit. Avrebbe voluto essere in una qualunque parte del mondo fuorch dove invece si trovava. Non voleva neppure immaginare cosa avrebbe ascoltato di li a poco.
"Caro Morini: cosa vuoi di domenica mattina?"
"Niente,  solo che avevo delegato un mio ispettore di farti una comunicazione. Poi ci ho ripensato e la comunicazione te la faccio personalmente. Sappi che stanotte hanno ammazzato un'altra prostituta nel Padule di Fucecchio. E che non pu essere stato Severino Pallini, perch  in carcere. Ti saluto Benvenuto. Vai a fare in culo e restaci fino alla fine dei tuoi giorni!"
Richiuse il telefono cellulare e si diresse verso l'automobile
dei due amici. Contarino guard di traverso alcuni avventori del Bar Biondi, seduti ai tavoli sul lato di Corso Roma, che avevano assistito incuriositi a tutta la scena e avevano ascoltato le parole del commissario.
Morini non si era certo preoccupato di parlare al telefono a bassa voce.


Di nuovo luned.

Stavolta ho compiuto un autentico capolavoro. Sabato scorso ho scritto la pagina pi bella della mia carriera di assassino, anzi di serial killer, perch certi nomi in lingua inglese sono pi belli. Certo, nemmeno io potevo immaginare che nella rete della mia ragnatela, del mio piano cos perfetto, cos geniale, cadesse un personaggio del genere.
Gi, perch Andrew J. Martini  il campione mondiale di Formula Uno in carica, e l'attuale leader della classifica del campionato del mondo.  l'uomo che ha spezzato l'egemonia delle Ferrari, delle McLaren e delle Renault alla guida della Wrexford. Quest'anno ha gi vinto cinque gran premi sugli otto finora disputati. L'hanno paragonato a Villeneuve per il suo modo spericolato di guidare. Ma dicono una fesseria atomica: come Gilles non ce ne sono stati altri e mai ci potr essere pi nessuno. Ora Martini sarebbe dovuto essere in Inghilterra, a Silverstone per il Gran Premio, invece  in carcere. Non ho avuto nemmeno bisogno di fare la solita telefonata anonima. A rivelare alla polizia che lui era l'ultimo che aveva preso a bordo la donna che io ho ucciso  stata un 'altra ragazza che lavorava accanto a lei. Non capita tutte le sere che una Ferrari passi da quel viale e carichi una di loro. Ben gli sta
a quel babbeo: andare a puttane con un'automobile di quel genere non  certo un modo per passare inosservati.
Tutto il mondo sta parlando indirettamente di me. Gi, perch in tutti i cinque continenti stanno parlando del grande campione accusato di aver ucciso una prostituta in Italia.
Giornali e televisioni si sono precipitati qui per seguire da vicino la vicenda. La CNN ha fatto del Grand Hotel La Pace - l'albergo dove soggiornava Andrew J. Martini - il proprio quartier generale.
Il sindaco Messeri  stato intervistato pi volte e ha raccontato a tutto il mondo le bellezze di Montecatini. Gli amministratori delle terme hanno approfittato delle varie occasioni che i mass media gli hanno fornito per magnificare le propriet curative delle acque. Altrettanto hanno fatto il presidente degli albergatori e quello dei commercianti. Ogni giorno le televisioni di tutto il pianeta mandano in onda, in pratica, degli spot continui sulla citt. E innumerevoli sono gli articoli, con tanto di
servizi fotografici, che appaiono sulla carta stampata.
Nel piazzale del Gambrinus, la Rai stasera ha addirittura programmato una specie di talk show su questo vero e proprio evento planetario.
A Montecatini dovrebbero darmi un bel riconoscimento. Ho semplicemente ammazzato una donna di strada ed  venuto fuori un ritorno pubblicitario per la cittadina termale di proporzioni
bibliche. Si, penso proprio che dovrebbero darmi un bel premio. Certo, da dividere con quell'idiota che, pur avendo migliaia di belle donne a disposizione,  andato a trascorrere mezz'ora di sesso a pagamento. Mezz'ora che adesso gli coster molto cara per il resto dei suoi giorni.
Il commissario Morini  il numero uno. Lui era stato l'unico ad affermare che la puttana trovata morta due domeniche fa non l'aveva fatta fuori quel tal Pallini. Morini mi sta proprio simpatico. Nessuno potrebbe immaginare che anche la prostituta di sabato scorso l'ho uccisa io.
Cari abitanti di questa cittadina, voi mi odiate e io ammazzo. Mando in galera degli innocenti e me ne sto qui tranquillo a leggere il giornale e a bere l'aperitivo nei caff del centro.
Pensateci, ogni volta che vi sedete ai tavoli di un bar. O a quelli di un ristorante, o nelle poltroncine del palasport, o di un cinema: a volte io sono il vostro vicino di posto. E ammazzo le donne.


I giorni successivi.

Ricominciare tutto dall'inizio.
Ripartire da dove eri rimasto, facendo finta che nel frattempo non sia accaduto niente di speciale. Soprattutto niente che possa farti perdere la concentrazione sul caso a cui stai lavorando.
Sono le vicende personali che ti distraggono e t'impegnano di pi, facendoti perdere il filo logico della ricostruzione che ti sei fatto o che stai portando avanti, cambiandolo di continuo strada facendo.
No, meglio ventiquattro ore di stop, di assoluto azzeramento di tutto quello che era accaduto in precedenza.
E allora via, lontano dal mondo ma nel mondo. Lontano solamente dai ritmi del mondo. Una fuga veloce in Val d'Orcia per ritemprare e ricomporre il corpo e lo spirito. Pienza, Bagno Vignoni, San Quirico d'Orcia, Montalcino, Sant'Antimo, Sinalunga, Montefollonico e Monticchiello, l'ultimo paese scoperto.
Mangiare, bere, dormire. Leggere, ascoltare musica, camminare. Sorridere, baciare, fare l'amore. Senza nessuno intorno che ti conosce, ti ferma, ti racconta gratis la sua vita, i suoi problemi e le sue frustrazioni. Che spesso non sono veri problemi e vere frustrazioni. E comunque, anche se lo fossero, tu non ne sei responsabile, n tantomeno colui che possa porvi rimedio. Perch non hai tutto quel potere che la gente crede che tu abbia. Perch non sei Dio. Che
se esiste sta un po' pi in alto. Che se esiste forse, vedendo quello che sta accadendo gi e quello che l'umanit sta producendo,  ancora pi incazzato di te. E giustamente se ne sbatte degli uomini: se davvero un essere superiore impiega in maniera pi intelligente il suo tempo, anzich pensare a quello che fanno milioni di idioti sulla Terra.
Severino Pallini, appena scarcerato, era subito tornato al suo lavoro di giardiniere alle terme di Montecatini. Aveva ripreso a frequentare l'ippodromo Sesana e l'Agenzia ippica di Corso Roma. Per non era pi andato a puttane.
Andrew J. Martini era stato trasferito in carcere a Roma, dove gli addetti dell'ambasciata americana - e talvolta l'ambasciatore in prima persona - lo assistevano e lo seguivano quotidianamente.
In Italia, al contrario che negli Usa, non  possibile pagare una cauzione per il rilascio in attesa di processo. Ma Martini era pur sempre il campione del mondo di Formula Uno: anche se fosse stato rilasciato dove avrebbe potuto andare a nascondersi?
E poi Andrew J. Martini valeva immensamente di pi di una poveretta come Olga Rotzowa. Vuoi mettere i danni economici che l'assenza del campione stava creando a tutto il circuito dell'automobilismo mondiale? C'erano i contratti con gli sponsor, quelli con le televisioni, quelli con i siti internet. La stessa Wrexford stava perdendo ordini di acquisti di auto. E il circo della Formula Uno nei quotidiani era pi presente nelle pagine di cronaca nera che in quelle sportive.
Tutto questo accadeva mentre al commissariato di Montecatini si era festeggiato il pensionamento del vicecommissario Cantamessi ed erano arrivati alcuni nuovi elementi a rimpolpare un organico che non era mai numericamente sufficiente per il lavoro da fare. Perch con l'apertura delle frontiere il numero dei delinquenti in Italia stava aumentando e diminuiva invece quello di coloro che dovevano far rispettare le leggi.


Com' bella Montecatini di notte.

"Camminare di notte per Montecatini  bello. Bello quando non ci sono donne, uomini e vuotacervelli di varia natura che ti fermano e ti rompono i coglioni su come fosse diversa questa citt tanti anni fa. Caro amico, anche tu tanti anni fa correvi forte e con i capelli al vento! Oggi sei pelato e hai l'affanno a fare le scale di casa. Cara amica, anche tu tanti anni fa eri bella e la gente si girava a guardarti le gambe e il culo. Oggi invece hai la pelle violentata dai troppi solari, talmente grinzosa che sembra la carta delle uova di cioccolata di Pasqua. Amici miei, tutti e due avete pure un cuore affaticato dalle mille bugie e dalle falsit recitate in tutto questo tempo. Mentre Montecatini era e continua a essere bella come se il tempo si fosse fermato. Sono le persone che sono cambiate, non il luogo".
Camminare, pensare, fermarsi a guardare e odorare la notte nel piazzale del Tettuccio per il professor Gori erano fra le cose pi belle che potessero esistere nella vita. O perlomeno di quelle che gli davano pi piacere. O forse neanche piacere. Diciamo serenit. Meglio ancora: pace. Insomma, gli facevano dimenticare l'inquietudine della vita. A dirsela tutta neanche della vita: di quello che c'era o non c'era dopo la vita.
Anche se la pace in cui riposano i miliardi di esseri umani che ci hanno preceduto su questa terra, non basta a rendere serene le nostre esistenze.
Le tre del mattino o della notte? Domanda inutile che si era fatto chiss quante volte. E comunque, come tante altre domande, non aveva mai cambiato nulla nella sua esistenza. Come certe storie che si lasciano a met. Ci sei passato e le hai vissute. Basta cos.
Morini sapeva che lo avrebbe trovato li. E pensare che quando lo aveva conosciuto gli aveva detto che andava a letto presto la sera.
Lo riconobbe mentre risaliva il Viale Fedeli sul lato dell'Hotel Astoria. Lo affianc con l'auto. Gori si gir a guardarlo, uscendo meccanicamente dal mondo dei suoi pensieri.
"Professore".
"Commissario. Cosa gira per Montecatini a quest'ora? Nottata piena di problemi?"
"Peggio. Piena di pensieri".
"I pensieri sono nemici della serenit e del sesso e amici delle notti insonni".
Morini accost al marciapiede, spense il motore e scese dalla Ritmo Cabrio.
"Professore, mi toglie una curiosit personale?" disse accendendosi una sigaretta.
"Anche due, se posso. Anche no, se non posso".
"Ma cosa ci fa quasi tutte le notti in giro per Montecatini, a piedi o in auto?"
"Penso. Da qualche anno soffro d'insonnia e da ancora pi tempo non ho nessuno con cui fare l'amore o semplicemente del sesso. E quindi vado in
giro. Sempre meglio che stare su Facebook e su altre cazzate. Sono troppo impegnato nella vita reale e non ho tempo da dedicare a quella virtuale. Non voglio lasciare in un computer ore importanti della mia vita, come invece purtroppo, e sempre pi spesso fanno i miei alunni".
"Parla come un... Un..."
"Un vecchio! Lo dico io prima che lei trovi il coraggio di dirmelo".
"Non volevo..."
"Lasci perdere, commissario, ormai c' una certa confidenza fra noi. Lei ha detto una cosa vera.
Io sono vecchio. Ho un'et in cui  quasi finito anche
il girone di ritorno e tra poco inizieranno i playoff. E ai playoff, come lei ben sa, tocchi pure cosa e dove vuole, si pu uscire di scena a ogni giornata".
"La sento di buon umore stanotte".
"Dovrei forse avere qualche motivo per esserlo?"
"Insomma, per quello che la conosco, non  certo un disgraziato!"
"Vero, se allude alle mie propriet e a un discreto conto in banca. Ma non sopporto pi tutti i miei concittadini che non si accorgono di vivere in un posto bellissimo".
"Non mi sembra un problema cos vitale".
"Provi ad aggiungerci che non ho una compagna, n dei figli. Vedr che allora le cose cambiano di prospettiva".
"Perch non ha voluto farsi una famiglia?"
"Non  che non ho voluto. E che non sempre
si possono fare tutte le cose che si vogliono fare. E talvolta non  nemmeno giusto provare a farle".
"Giusto?"
"S, giusto. Perch l'egoismo a volte usa l'amore come arma. E l'amore, se usato male, pu far male pi di qualunque altra cosa".
Morini lo guard stupefatto e incredulo al tempo stesso. Mai il professore si era abbandonato con lui a certe intimit.
"Commissario, ma a parte tutto questo, non mi dica che  venuto a cercarmi per conoscere i miei problemi esistenziali. Perch lei mi stava cercando, vero?"
"Cosa le fa pensare questo?"
"Conosco Montecatini come le mie tasche. A parte ammirare la bellezza del Tettuccio di notte, non c' motivo per passare di qui a quest'ora, a meno che non si stia cercando qualcosa o qualcuno. Lei non si  fermato davanti alla facciata dello stabilimento termale pi bello del mondo, e non essendo io qualcosa, ne deduco che stava cercando qualcuno. E quel qualcuno, credo che potrei essere io".
"Professore, lei  un poliziotto mancato".
"Io sono mancato in molte cose. Ma veniamo a noi. Perch mi voleva?"
"Mi hanno riassegnato l'indagine sulle prostitute uccise".
"Normale, lei ci aveva visto giusto, mica quel babbeo del suo collega di Firenze. Il povero Severino Pallini non c'entrava nulla".
"Era stato lei, professore, a mettermi in guardia, quando mi aveva detto che il Pallini era un personaggio incapace di fare del male a una mosca".
"Non me lo ricordavo. Comunque il mio pensiero su Pallini  ancora quello. Come penso, se posso permettermi, che il killer del padule non sia nemmeno quel cretino del pilota".
Era quello che Morini voleva sentirsi dire da Gori. In fondo lo aveva cercato di notte per questo, non riuscendo a dormire nemmeno lui. Voleva una conferma ai suoi pensieri.
"Cosa glielo fa credere?"
"Commissario, ma siamo seri! Che Martini sia un cretino atomico, di una portata direttamente proporzionale a come sa guidare le auto,  un fatto conclamato. Un uomo che pu avere migliaia di bellissime ragazze ai suoi piedi e va a puttane col Ferrari. Martini se sta fermo in auto, nel centro di una qualunque citt del mondo, viene violentato lui dalle donne. E invece viene in Toscana e va in Padule, la notte, a cercare sesso a pagamento. Dai, nemmeno in un B-movie con Senta Berger e Maurizio Merli nel ruolo del commissario di qualche decennio fa! E, dica la verit, non ci crede neppure lei".
S, era proprio questo che Morini voleva sentirsi dire dal professore. Per era altrettanto innegabile che adesso fosse di nuovo al punto di partenza.
"O al via, se stai giocando a Monopoli" pens.
Gi, resettare tutto e ricominciare con la mente libera. O quasi.
"Commissario, vuol sapere come la vedo io?"
"Pi che volentieri".
"C' una cosa stranissima in tutta questa storia"
"Quale sarebbe?"
"Le ragazze sono fatte salire in macchina e portate non dove solitamente esercitano la loro professione, cosa questa gi abbastanza anomala, ma in alcuni luoghi del padule. E l uccise: perch?"
"Al momento non ne ho idea. Sembrerebbe non esserci un motivo".
"Ascolti, Morini. L'assassinio perfetto  sempre quello senza un apparente motivo, giusto?"
"Giusto. Perch gli investigatori non sanno mai da dove cominciare. Anche se non c' mai un assassinio senza un motivo".
"Ne consegue che?"
"Che devi essere bravo a capire qual  il motivo. E da l risalire a chi ha commesso il crimine".
"Perfetto".
"Ma io in questo momento non riesco a trovare questo motivo!"
"Forse, io si" disse il professore guardando Morini, negli occhi.
"E sarebbe?"
"Il Padule di Fucecchio".
"Cio? Si spieghi meglio".
"Il padule deve per forza avere un ruolo particolare, sono state tutte ammazzate li, seppure in localit diverse".
"E questo  innegabile. Ma ribadisco: perch?"
"Il perch  un qualcosa che ha a che vedere con quel luogo".
"E cosa le fa venire in mente quel luogo?"
"Non lo so, non ho certezze, ma l'unica cosa che mi viene in mente, pensando al male in padule,  la strage del 23 agosto 1944. Lo so che pu sembrare un'idea balzana,, ed  passato tanto tempo, ma il passato spesso ritorna. Non so in che modo, ma io proverei a ripartire da l".
"Se ho capito bene, mi sta dicendo di studiare la storia" disse Morini sorridendo.
"Se tutti noi la studiassimo meglio, specialmente quelli che gestiscono il potere, forse il mondo sarebbe un posto migliore dove vivere. Conoscere la storia  importante non per sentirsi eruditi e dare dimostrazione di cultura, ma come mezzo per programmare il tempo presente".
"E quello futuro".
"Commissario, lasciamo stare il futuro, troppo difficile programmare quello, accontentiamoci di provare a rendere pi bello quello che accade ai nostri giorni".
"Vorr dire che stamani far un salto alla biblioteca comunale di Villa Forini a studiare".
"Le dico un'altra cosa banale che lei sa gi: l'assassino deve essere uno che ha molta disponibilit economica".
"Lo pensavo anch'io".
"E questo, in tempi di crisi come quello che stiamo attraversando, restringe notevolmente il campo dei possibili colpevoli".
"Considerazione giusta, ma alquanto aleatoria".
"Ci vogliono dei bei soldi, molti soldi, dopo quello
che  accaduto, a convincere le ragazze ad andarsene in luoghi del genere. L'unica cosa che fa fare agli uomini e alle donne cose impensabili  il denaro. Da quello che ho letto, le ragazze morte ne avevano addosso un bel po'. Molto probabilmente dato loro dallo stesso cliente: l'assassino. Che secondo me  una persona molto intelligente, forse un malato, forse uno psicopatico ma intelligente. Questo sta pigliando tutti per il sedere. Anzi, tutti meno uno: lei".
Morini si sent orgoglioso di quel giudizio. Come a scuola quando si prende un bel voto in un compito in classe dopo aver studiato molto. Perch se il bel voto lo prendi immeritatamente quando hai copiato, ci godi per averla fatta franca, perch ti ritieni furbo, ma non sei orgoglioso di te stesso, della tua intelligenza e delle tue capacit.
"Professore, lei sar un buon insegnante, ma glielo ridico, sarebbe stato un ottimo poliziotto".
"E forse mi sarebbe anche piaciuto. Ma non sempre vivendo ci capita di diventare quello che avremmo voluto essere".
Gori ogni volta era sempre pi spiazzante con le sue riflessioni, immerse in un mare dove la malinconia e la rassegnazione si mescolavano all'arguzia e a una specie di saggezza da sciamano Sioux.
Morini salut tendendo la mano a quello che era diventato il suo non ufficiale ma consideratissimo collaboratore. Si sedette in auto, ma prima di rimettere in moto si rivolse ancora al professore.
"Lo so che secondo la sua classificazione delle persone sono un rompicoglioni, ma le volevo chiedere un'ultima cosa e poi la lascio andare. Ha saputo che il mio vice Cantamessi  andato in pensione?"
"S, me l'ha detto lui stesso quando  venuto a prendere la nipote a scuola. Ma che c'entra?"
"Il nuovo ispettore, che  arrivato in commissariato per sostituirlo, mi ha detto che la conosce bene. Di cognome fa Morini anche lui, buffo vero?"
"Ah s, Massimo: siamo cresciuti insieme. Anche lui era uno dei ragazzi del Bar Splendido".
"Ancora quel bar di cui mi ha parlato pi volte! Che altro mi dice di lui?"
"Massimo Morini ama la cucina, fumare, bere caff e andare a caccia. Pu bastare?"
"Pu, ma non..."
"Lo so, vuol saperne di pi. Ad esempio perch per anni  stato confinato nei commissariati pi sperduti della Sardegna e della Calabria?"
"Indovinato... Gi, perch?"
"Motivo semplice. Non sempre durante le manifestazioni degli anni settanta, pur essendo un poliziotto,  stato dalla parte ritenuta giusta".
"Sarebbe?"
" comunista".
"Comunista?"
"S. Ma di quelli di una volta".
"Che vuole dire?"
"Che  uno a cui si possono lasciare le chiavi della propria casa".
Morini fece un cenno con la testa, come a dire che aveva capito tutto. Gir molto delicatamente la chiave nel cruscotto, quasi avesse paura di svegliare
i clienti dell'hotel. Ma la voce di Jovanotti si materializz dalle casse della radio della Ritmo Cabrio: "La notte  pi bella, si vive meglio... La notte fa il suo gioco e serve anche quello a far sembrare tutto, tutto un po' pi bello".


Non era una nutria.

Il corpo scuro e un po' gonfio, quasi rannicchiato. Dei gamberi killer la percorrevano dai piedi fino alle spalle, mentre il collo e la testa erano immersi nel canale. Strangolata anche lei e poi spinta verso il corso d'acqua.
Anzi, strozzata, non strangolata, perch stavolta l'assassino per uccidere aveva usato le proprie mani intorno al collo della sventurata. Poco pi in l una borsetta di pelle blu. Dentro c'erano alcune scatole di preservativi, dei fazzoletti e una bottiglietta d'acqua da aprire, che la dicevano lunga sul mestiere esercitato da quella disgraziata.
Al contrario della prima, strangolata con un filo, questa aveva il pomo d'Adamo spezzato e i muscoli del collo lacerati. L'avevano uccisa con le mani, standole davanti, guardandola in faccia mentre stava morendo.
"Per lo meno adesso sappiamo che l'assassino  sicuramente un uomo" aveva detto Morini.
"Perch?"
"Perch ci vuole una bella forza per ridurre una persona cos, strozzandola con le mani. Secondo tutte le statistiche le donne solitamente non strozzano n strangolano. Sparano".
Nella borsa c'era pure un portafoglio pieno solamente (si fa per dire) di tante banconote da cento euro e una da cinquanta.
"Ispettore, una da cinquanta e quante banconote da cento?"
"Quarantadue, per la compilazione del referto. Non pochi per una che sicuramente era abituata a prendere di solido sui trenta euro a prestazione" aveva detto Contarino.
"Quattromiladuecentocinquanta euro?" si era stupito l'agente Grazzini, mentre scriveva quanto il suo capo gli stava dettando.
"S. Per la cronaca ma non per il referto, centoquaranta po..." aveva aggiunto Contarino, subito rimbrottato dal commissario Morini.
Ma l'ispettore Morini Massimo e gli altri agenti non avevano potuto fare a meno di voltarsi dalla parte opposta per non farsi vedere ridere.
Non era una nutria morta, come invece era sembrato a prima vista al gruppo di birdwatcher che era giunto al mattino presto all'osservatorio faunistico.
Le nutrie, come i gamberi della Louisiana, avevano invaso il padule grazie a qualche mentecatto che, visto lo scarso guadagno ricavato dal loro allevamento, aveva pensato bene di liberarsene. E loro, ben felici di salvare la propria pelle senza nessun avversario della catena alimentare a contrastarle, stavano distruggendo un ecosistema che si era formato, organizzato ed equilibrato in chiss quanti secoli.
Stavolta sembrava che nessuno avesse visto nulla. E che nessuno la conoscesse. Forse una arrivata da poco. O magari quella sera stessa.
Un protettore avrebbe dovuto pure averlo. Invece niente di niente. Nessuna delle altre ragazze l'aveva mai vista. Anche ai carabinieri e ai vigili della polizia municipale, che quasi quotidianamente facevano i pattuglioni antiprostituzione, era totalmente sconosciuta. E anche per il resto del popolo della notte era una x.
"Dopo, in conferenza stampa, passiamo la foto ai giornali e alle tiv, forse a qualcosa arriviamo" aveva detto il commissario nella riunione coi suoi uomini, senza per sperarci troppo.
Niente cellulare, niente documenti nella sua borsa. Certo, bisognava aspettare i risultati dei rilievi della scientifica, ma la sensazione era di buio profondo.
Per, a parte lo strozzamento, i quattromiladuecentocinquanta euro rinvenuti nella borsetta rappresentavano quasi una firma sul delitto. Stavolta non c'era stata nessuna telefonata anonima, n alcuna segnalazione a seguito dell'episodio. Per tutti coloro che seguivano la vicenda, fossero investigatori o semplici curiosi, la cosa pi incredibile era che dopo i due omicidi precedenti una coppia si fosse di nuovo avventurata nel padule di notte. La ragazza poteva anche essere giunta quella sera stessa ed essere ignara di quello che era accaduto in precedenza in quella zona, ma l'uomo che la accompagnava non poteva non sapere niente.
Stranezze. Tante stranezze. Davvero troppe cose che non tornavano in questo terzo omicidio.

La vita a volte  davvero buffa. Stamani sono andato a far colazione al Caff Granduca e ci ho trovato il commissario Morini e il suo vice. Volevo offrire io, ma Morini ha insistito per pagare lui. Una cosa incredibile. Credo che non sia mai successo che un poliziotto abbia pagato il cappuccino e la brioche a colui che sta cercando per metterlo in galera.
S, davvero buffa la vita.
Abbiamo scambiato due battute su questo caldo terribile che ci sta opprimendo e sulle vacanze che entrambi non abbiamo ancora fatto. Poi, mentre Morini battibeccava, con il gestore del caff che non voleva fargli pagare le colazioni, ho parlato con l'ispettore Contarino, che sfogliava le pagine sportive dei giornali. Abbiamo discusso dei nuovi acquisti della societ di basket termale e dell'attesa che c' per vedere l'ex capitano della formazione rossoblu Niccolai nella nuova veste di allenatore. Naturalmente non ho minimamente accennato all'argomento che tiene banco in citt, quello delle uccisioni delle prostitute. Non si sa mai. Nei libri e nei film gialli i colpevoli si tradiscono nei modi pi stupidi. E io non voglio commettere errori. Il commissario mi sembra una delle persone pi intelligenti che ruotano intorno alla vicenda. S  intelligente. Naturalmente non come me. Morini non immagina minimamente che sia io quello che chiamano il serial killer delle prostitute.
Mi conosce da anni. Credo che mi stimi anche come professionista. Del resto le referenze su di me sono ottime da
qualunque parte uno le cerchi. Con i mezzi tecnologici che ci sono oggi, spesso si sente dire che le forze dell'ordine sanno tutto di tutti. Nel mio caso: quasi tutto. Sanno come sono fatto, dove vivo, cosa faccio. Magari anche le mie passioni. Tutte meno una...
Oddio, non  nemmeno giusto chiamarla passione. Il mio  quasi un dovere. Fare giustizia dovrebbe essere uno dei compiti pi importanti per qualunque uomo. E io non uccido donne solamente per divertimento. Faccio anche giustizia.
Prima di rientrare a casa devo ricordarmi di comprare le cialde. Perch stasera ne ammazzer un 'altra.
Apparentemente sembrava un uomo di piccola statura. Quasi un nano indifeso. Invece era solo il concentrato di una testa di cazzo. Mai una cosa che gli andasse bene di tutto quello che accadeva in Valdinievole.
Anche stavolta aveva provocato un certo imbarazzo nella conferenza stampa. Morini trattenne pi del solito la voglia di rispondergli a tono. E sapendo come sarebbe potuta andare a finire, cosa gi accaduta in passato, aveva ordinato a Contarino di non prendere parte all'incontro con i giornalisti.
Le indagini della polizia scientifica stavolta non avevano portato nessun elemento che fosse di grande aiuto all'indagine. Le tracce, rinvenute sul terreno vicino all'argine dove la poveretta era riversa, avevano solo detto che erano impronte di scarpe con la suola simile alle altre mille dei visitatori dell'osservatorio, che erano passati di l in quei giorni. E non era nemmeno detto che fossero quelle dell'assassino. Poi altro. E se fossero state quelle, confermavano solo alcune cose che Morini e i suoi uomini gi sapevano. L'uomo era una persona che conosceva benissimo l'ambiente del Padule; aveva molti soldi a disposizione, ed era molto intelligente, tanto da non trascurare nessun particolare. Anche le scarpe, simili a quelle di altre centinaia di visitatori, scarpe da trekking con le quali solitamente si andava a camminare nel padule.
O forse era soltanto una casualit e il commissario Morini e i suoi uomini ne stavano sopravvalutando le capacit. Di certo c'era che il nuovo assassinio scagionava matematicamente anche il pilota Andrew J.Martini, che si trovava in carcere a Roma.
I molti euro rinvenuti nella borsa della morta stavano ormai diventando un film visto tante volte. Ma la cosa pi incredibile era che, trascorsi tre giorni, di quella ragazza non si sapesse niente. Nessuno la conosceva, nessuno l'aveva mai vista. Niente, niente, niente.
A volte un pugno nello stomaco arriva sotto forma di un no. E una scarica di pugni ha le dimensioni di una frase. Soprattutto quando nel mezzo di quelle parole ci sei tu. O una persona che ami.
Era l'ultima volta che la vedeva. Che la vedeva da viva.
Ma quella sera non lo sapeva ancora.
Quante sono le cose che non si sanno ancora? Tutto nella vita, tutto ci che ci accade, almeno fino a pochi attimi prima, non lo sappiamo. E quando lo sappiamo molte volte  troppo tardi per poter cambiare il corso della storia.
La luce soffusa del corridoio lo invit a fermarsi davanti a un grande specchio, proprio poco prima dell'uscita dell'ospedale. Non pot fare a meno di guardarsi. Sembrava fosse invecchiato di dieci anni in una sola notte. Accade quasi sempre cos quando nel mezzo ci sono dei sentimenti e delle emozioni violente. Succede sempre cos, quando aspettative grandi da far traboccare un oceano non trovano il modo di riempire nemmeno una vasca da bagno.


Mi ricordo.

"Mi ricordo che al levar del sole si sentirono dei colpi di fucile in tutti i porti. Alle Morette, allo Stillo, all'Uggia, a Stabbia. E poi dopo delle gran mitragliate. Avevano accerchiato il padule perch avevan paura a entracci que' deringuenti!"
"Come paura?"
"S, paura dei partigiani che non c'erano e invece ci si era noialtri poeracci".
"Si era tutti nascosti nel cannellaio..."
"Il cannellaio?" lo interruppe il commissario
"S, i campi di cannelle. Quell'anno erano alte come le case, ci si nascondeva bene dentro. I tedeschi avevano paura di venicci a cerca' li. Noi invece ci si stava tranquilli. Si scherzava, ci si raccontava le cose. A volte ci s' gioato anche a carte. Era il nostro posto sicuro. I tedeschi dentro non ci venivano. E poi i cannellai finiscono a ridosso dei fossi pieni d'acqua, e la terra vicina  mota(1) che sembra le sabbie mobili. Se tu entri dentro quei posti e non li conosci ci vai fino alle ginocchia e poi ci poi anche affoga'!"
"Andavano solo sugli argini alti che facevano da striscia ai canali, i tedeschi".
"Io ricordo solo che quei maiali fecero feste dopo le stragi di Pratogrande e del Capannone. Al Pratogrande misero al muro donne, bimbi, vecchi e li
mitraglionno. Ci sono ancora i buchi delle pallottole nei mattoni della facciata".
"Erano arrivati di mattina presto, volevano far fuori i partigiani e avevano messo soldati e mitragliatrici dappertutto. E invece ammazzonno gente innocente, che non aveva fatto nulla e non sperava altro che finisse presto la guerra".
"E la Lia? Vi ricordate la Lia del Parenti? Com'era bella! Usc sull'argine per avvertire il su' marito che c'erano i tedeschi, convinta che anche quel giorno fosse come tutti gli altri: giorno di retata di omini per farli lavorare. E invece..."
"E invece?"
"E invece quelle bestie le spararono a freddo appena la videro. Aveva tre bimbi piccini la Lia. La ritrov il giorno dopo, stesa e ricoperta di mosche e di bachi, la Natalina, la su' mamma, che pianse per du' settimane a fila".
I racconti degli anziani di Ponte di Mingo, della Fattoria, dell'Anchione erano strazianti. Erano pieni di rabbia e dolore nonostante i tanti anni trascorsi. Storie che impressionarono profondamente il commissario Morini quando nei giorni successivi si rec con i suoi uomini ad ascoltare i sopravvissuti delle stragi.
"E un c'erino solo tedeschi, c'erino anche italiani fascisti fra quelli che ammazzavano".
"Ne siete sicuri?"
"Sicuri? Commissario, no sicuri: di pi. Il barbiere Achille che faceva la spia e il farmacista della ruga del Ponte in prima fila. E poi dell'altri che guidavano i tedeschi, ma s'eran mascherati per un farsi riconosce'. Uno avr avuto diciotto anni, era il pi cattivo di tutti".
"E che fine hanno fatto?"
"Quando arrivonno gli americani, scapparono tutti con i tedeschi. Avevano paura d'esse fatti fori. Se avevan la coscienza pulita non sarebbero scappi. Poi dopo qualche anno alcuni sono tornati".
"E voi?"
"Che volete che si fusse fatto. Era passo del tempo, ma si fu boni, non come in altri posti che l'ammazzonno tutti i traditori".
Stava studiando storia, come gli aveva suggerito il professor Gori. Ma era una storia diversa da quella conosciuta sui libri di scuola. Quella era lontana nel tempo, nei luoghi. Questa invece era maledettamente vicina. Anzi, con quella serie di omicidi compiuti in padule, era una storia che sembrava aver fatto un percorso a ritroso, partendo dai giorni nostri per arrivare al passato. Una storia che per gli anziani era divisa in quattro periodi: prima della guerra, la guerra, dopo la guerra subito, il dopoguerra.
I poliziotti "dopo la guerra subito" non l'avevano mai sentito: con quella denominazione s'intendeva il periodo delle vendette e dei regolamenti di conti.
Al loro arrivo gli americani avevano offerto agli italiani che avevano avuto dei morti in casa, alcuni giorni di carta bianca, in cui si potevano vendicare, ammazzando i tedeschi e i fascisti che a ognuno dei sopravvissuti pareva.
"E che si ammazzano a fare questi, tanto i nostri morti nessuno ce li rende" era stata la risposta pi comune data ai soldati alleati.
C'era invece chi aveva sfilato insieme agli americani
"Quello  der Ponte!" avevano urlato a un uomo in divisa, con la bandiera americana messa a mo' di scialle e una bocca piena di chewing gum.
"Uhotte? Nooo, aiemme american" aveva risposto.
"Bugiardo, sei del Ponte!"
"Nooo!"
"S, s, ti ho riconosciuto! Prima della guerra stavi in padule al Gremignaio!"
"Nooo, 'io diantine! Ene ameriano di No vai orche!" aveva ribadito l'uomo tirandosi gi la visiera del berretto.
C'era poi chi si era salvato ma era definitivamente impazzito, come Meniomatto, chiamato cos perch la prima volta che aveva visto la neve ci si era rotolato per ore come un maiale nella mota, aveva detto SUO Zio. E poi, imitando i soldati statunitensi che lanciavano sigarette, cioccolata, carne in scatola e altro dai camion, era salito sul tetto della casa e aveva cominciato a tirare gi le tegole a tutti quelli che passavano.
Chi invece, temendo per la propria incolumit avendo aderito al fascismo, era scappato in altri paesi limitrofi. Infine c'era stato un ultimo periodo, chiamato passata la guerra, in cui le cose avevano cominciato a cambiare lentamente. Era arrivata la repubblica al posto della monarchia. Operai e contadini avevano cominciato a sperare in un futuro migliore, se non per loro almeno per i figli. Gli americani cominciavano ad andarsene lasciando tanti dollari, tante novit e. un bel po' di donne incinte.
Ma per i contadini del Padule le cose non erano migliorate granch. Erano considerati ignoranti da chi stava in citt. Ben pochi i risarcimenti e gli aiuti che furono riconosciuti loro. Anche la stessa chiesa li abbandon, a parte qualche parroco che lo fece per cristiana piet, privandosi dei beni personali. A tutta questa povera gente non rimase cos che aiutarsi l'un con l'altro, una famiglia con l'altra. Ecco spiegati anche tanti matrimoni fra sopravvissuti, tante unioni fra giovani che avevano dovuto crescere troppo in fretta, accomunati dalla stessa tragedia.
Con la guida dell'ispettore Morini Massimo, che il padule lo conosceva bene avendolo frequentato come appassionato cacciatore, prima di essere esiliato in Sardegna e in Calabria, nei giorni successivi and in quei luoghi.
A Pratogrande, vide il muro violentato dalle centinaia di proiettili che non erano andati a segno nei corpi inermi dei massacrati.
Poi tabernacoli sparsi dappertutto e dedicati agli ammazzati per le strade. Rimase particolarmente colpito da quello sul confine del Piaggione, all'ombra di un cipresso, che ricorda il luogo dove fu massacrata la povera Lia Parenti, morta per amore di suo marito a soli ventisette anni. Anche se poi venne
sepolta, insieme con altri poveretti, pi vicino alle case dell'Anchione, frazione di Ponte Buggianese.
Avevano ragione gli anziani che avevano raccontato la storia della ragazza: era davvero bella Lia. Di quelle bellezze del tempo, con i capelli neri pettinati con la divisa laterale, simile a quella che va tanto di moda oggi, e i parrucchieri all'avanguardia chiamano taglio Hollywood, perch in voga nei  divi del cinema. Un naso perfetto, due occhi neri e profondi. Era addirittura abbronzata Lia, come tutte le donne che all'epoca stavano nei campi in quelle estati ricche di calura, di privazioni, di zanzare. E di cucine sempre troppo grandi per le poche cose che c'erano da mangiare in tavola. L'acqua potabile si andava a prendere alle fontane perch in casa non arrivava. Le donne, sin da bimbe, uscivano solo per andare a messa e a lavare i panni nei lavatoi pubblici quando c'erano, o lungo il letto dei torrenti. Tutte cose che si facevano in compagnia, talvolta ridendo e divertendosi con nulla.
Poi era arrivata la guerra. Non quella che ti raccontavano nelle sere a veglia davanti al camino, combattuta trenta anni prima, dove qualche nonno aveva lasciato la vita in posti che dicevano essere in Italia, ma all'epoca erano pi lontani della luna e del sole. La guerra quella vera, che ti fa paura. Quella dove ti ritrovi in mezzo senza averla voluta. Quella in cui se ti vedono ti sparano. Quella in cui ti tirano le bombe sopra la testa. Quella in cui, che tu ci creda o no, ti ritrovi a pregare sperando che finisca presto. Quella che comunque vada ti segna per tutta la vita.
Per quello che senti, che ascolti, che vedi. Sempre che tu sia fra coloro che possono raccontare di averla vissuta.
Non come Enrico Magnani, nel cui tabernacolo oggi non c' neppure la foto, un partigiano che stava transitando in mezzo alle linee nemiche insieme con altri compagni per portare a termine una missione di guerra.
E fra tutte le storie ascoltate, dopo quella della Lia, ce ne era un'altra che era rimasta impressa nella testa del commissario, quella struggente di Ivo Marchetti, un altro di quegli anziani.
"Tornavo dal fronte. Arrivato vicino a una casa, sentii l'odore del pane appena sfornato. Voi non l'avete mai mangiato quel pane l che si faceva dai contadini. Noi si mangiava cos, senza nulla, da solo, anche perch il companatico non c'era. Vidi una donna che armeggiava intorno al forno e le chiesi se me ne dava un pezzetto. Lei me lo dette, che Dio l'abbia in grazia. In vita mia non ho mai mangiato una cosa buona cos. Voi non potete sape' cos'era quel pane!"
I giorni successivi furono giorni di gran caldo in tutta Italia e specialmente in Toscana. Pi volte furono oltrepassati i quaranta gradi. Furono anche giorni di gran lavoro per gli uomini del commissariato di viale Puccini a Montecatini.
Al commissario Morini venne in mente di raccogliere i nomi di tutti quelli che, pi o meno teoricamente, potevano aver assistito a quelle stragi, perch un certo tipo di rapporto dell'assassino con il Padule
era ormai evidente. O meglio: di qualcosa di sconvolgente che era accaduto in Padule, e che colui a cui stavano dando la caccia doveva per forza aver visto di persona. Qualcosa di cos brutto, di cos crudo, di cos cattivo, tanto da segnarlo per tutta la vita. Cos com'era chiarissima la sua conoscenza dei luoghi. Aggirarvisi di notte con assoluta familiarit non era cosa di cui tutti fossero capaci.
Cos ci si rivolse agli uffici anagrafici di tutti i comuni limitrofi della zona umida, facendosi fornire gli elenchi di coloro che, ancora in vita oggi, erano nati negli anni venti e trenta del secolo scorso, e avevano abitato nel Padule di Fucecchio nell'anno della strage. Di coloro cio che attualmente avevano non pi di ottanta e non meno di cinquantacinque anni.
Si trattava di un numero enorme, quasi trecento persone. Senza contare coloro che in quei posti erano andati da sfollati, provenendo da altre parti della regione. E lo stesso commissario ebbe pi volte il dubbio di far un lavoro in cui, come disse Contarino, aveva le stesse possibilit di trovare il colpevole pari a quelle dell'elezione di un presidente degli Stati Uniti di colore.

Note.
1. Mota: fango.


La solita telefonata.

La telefonata, che nei giorni successivi all'ultimo omicidio non c'era stata, poi ci fu. Non puntuale come le altre volte, ma stavolta arriv direttamente al commissariato di Montecatini. Proveniva come il solito da una cabina telefonica, che dall'intercettamento risult essere quella di Viale IV Novembre, una delle poche rimaste in citt dopo l'avvento dei cellulari.
Solito messaggio con voce contraffatta, quasi metallica, molto probabilmente registrata su un telefono cellulare e poi riprodotta davanti alla cornetta telefonica. Anche stavolta solo un numero di targa. Rintracciarne il proprietario - o meglio l'uomo che la conduceva quella notte - a prima vista sembrava questa volta un po' pi complesso ma comunque non impossibile, perch l'automobile, una Fiat 500l, risultava di propriet di un noleggio dell'aeroporto di Pisa. Il giorno dopo, il lavoro era stato invece molto facile, perch chi aveva noleggiato l'auto era un turista inglese che, vedendo al mattino le foto della donna assassinata sulle locandine dei giornali locali fuori dalle edicole, si era recato di sua spontanea volont alla questura, dato che alloggiava in un hotel di Montecatini.
"Ecco perch se ne era andato tranquillamente in padule con la donna: era un puttaniere d'oltre Manica" chios Contarino, che aveva personalmente parlato con il turista e poi, con gli agenti Pregnolato e Lavorini, ne aveva eseguito il fermo.
"E perch la telefonata stavolta  arrivata dopo tre giorni, e non subito come le altre volte?" chiese il vice ispettore Maroni, nella riunione mattutina.
"Perch il nostro avversario  un osso duro" rispose Morini.
"Cio?"
"Forse sar uno psicopatico, ma uno psicopatico intelligente. E anche che si informa, legge, insomma uno di cultura, visto come si tiene aggiornato. Da sabato, per un guasto dovuto al supercaldo di questo agosto, le cabine telefoniche della Valdinievole sono andate in tilt per tutto il weekend e lui, non volendo rischiare nulla, ha atteso il ripristino delle stesse".
"Insomma non ha lasciato traccia".
"Bravo, Contarino. Diciamo che ci sfida, ma non ci vuole dare vantaggi".
"A proposito, commissario" intervenne Grazzini. "Dell'english puttanier che ne facciamo?"
"Cosa ne vuoi fare, Grazzini" rispose un po' incazzato il commissario. "Portatelo a casa".
L'uomo, Steve Zannacci, lontane origini venete, sessantasei anni, non sposato, una vita di lavoro come commerciante di carne all'ingrosso, era venuto in Italia in vacanza a godersi la pensione. Nessun precedente con la legge, era scritto nello scarno rapporto giunto il giorno dopo dalla Gran Bretagna.
Nel corso dell'interrogatorio aveva spontaneamente detto di essersi appartato con la prostituta, ma giurava fra le lacrime di non averle fatto niente di male e di averla pagata con una banconota da cinquanta euro, lasciandole pure i venti di resto come regalo. Dopo essere stato nuovamente interrogato alla presenza del console britannico di Firenze, prontamente avvertito dal questore, finita la consueta parte burocratica fra generalit e altre scartoffie varie, e redarguito con i moniti del caso, qualche ora dopo venne rilasciato con l'obbligo di comunicare i propri spostamenti.
Nessuno credeva che fosse lui l'assassino.
"Commissario..."
"Che altro c', Maroni?"
"Avrei un'idea".
"Dilla e andiamo a mangiare che sono quasi le tre".
"E se invece dei possibili trecento uomini sospettati, ci concentrassimo sulle undici cabine telefoniche di Montecatini?"
Morini, stando seduto come sempre all'angolo delle propria scrivania quando non c'era gente in ufficio, lo ascoltava fissando la finestra da cui entrava l'estate con sempre pi prepotenza e sfacciataggine. Sudava Morini. E aveva fame.
"A parte che ne sono rimaste nove, perch quelle due davanti alle scuole Chini sono state tolte in settimana, sai che non mi pare una brutta idea. Falle mettere subito sotto controllo. E ora a mangiare, vero Contarino? Cosa c' di aperto a quest'ora?"
"Casa Gala a Montecatini Alto".
"Vada per Casa Gala. Che cosa mangiamo?"
"Una stesa di testaroli al pepe pestato e un filetto alla Cioque-monsieur".
"Allora muoviamoci, che forse facciamo in tempo a prendere la funicolare delle quindici. Voglio mangiare all'aperto in piazzetta!"
"Telefono subito" si affrett a concludere l'affare Contarino.
Perch ci sono cose che non si possono capire se non le provi.
Lo diceva gi Dante Alighieri nel trecento. Il divin poeta non aveva mangiato a Montecatini Alto, ma aveva partecipato nell'agosto del 1315 alla grande battaglia medioevale, che vide quel castello a guardia della Valdinievole assediato e conquistato dalle truppe ghibelline capitanate da Uguccione della Faggiola. Mangiare in Piazza Giusti a Montecatini Alto, magari dopo essere saliti con la funicolare,  una di queste.
Come pu la gente non capire che ci sono cose che ti restano appiccicate addosso tutta la vita? Come possono i miei simili giudicarmi senza neppure conoscermi? Senza sapere chi sono davvero e cosa ho vissuto?
Come si permettono di giudicare i miei comportamenti stando seduti nei bar? Ci sono cose che, l'ha scritto anche Dante Alighieri nella poesia Tanto gentile e tanto onesta pare, non puoi intendere se non le provi.
E poi cosa avrei fatto di male in fondo. Ho solo ammazzato delle puttane. Nient'altro che puttane. Donne che valgono poche decine di euro. Gli uomini le comprano e le usano per i loro comodi. E magari molti di essi oggi sono a parlar male di me solo perch sono di fronte alle loro mogli, o le loro compagne, o vogliono fare i puri e i morigerati davanti alle altre persone. Anche io andavo a puttane, ma dopo non facevo il moralista da quattro soldi in piazza. Me ne stavo zitto. Mi piaceva pagare le donne e farci e farmi fare tutto quello che volevo. Poi ho smesso, perch con il preservativo non godo, ma al tempo stesso ho paura dell'AIDS. E allora le pago per ammazzarle. E per fare una giusta vendetta. Loro non lo sanno. Come non lo sanno i loro clienti. A chi tocca, tocca.


E questa chi l'ha ammazzata?

Era stata ritrovata gi esanime accanto alla sua auto, in un angolo del parcheggio vicino al Palaterme, dietro la centralina elettrica, da una guardia giurata notturna che stava facendo il suo giro d'ispezione come ogni sera. Pugnalata nel petto prima e poi sgozzata con una grossa lama, vista la larghezza dei tagli. Del coltello per non si era trovata traccia nei pressi del luogo del delitto. Un luogo strano per essere teatro di una scena simile. Sempre completamente illuminato a giorno e sorvegliato dalle telecamere di vigilanza, perch quello era un angolo dietro al muro di recinzione del palasport dove la luce e l'obiettivo arrivavano di traverso e dove talvolta si consumava sesso a buon mercato tra prostitute e clienti ignari del fatto. Quasi sempre illuminato e sorvegliato, perch i lampioni, cos come le telecamere di vigilanza, quella notte erano rimasti spenti per tre ore, dalle due alle cinque, proprio quando era accaduto l'omicidio. C'erano stati dei lavori sui binari dell'adiacente ferrovia che, per motivi di sovraccarico, avevano richiesto la sospensione della fornitura di energia elettrica nelle vicinanze. L'interruzione era stata programmata da tempo, ed era stata avvertita la popolazione.
L'assassino doveva sicuramente aver programmato, da scoprire come, di uccidere durante il blackout in assenza delle telecamere.
Anna Cortona, nome d'arte Bianca, ventisette anni, bellissima, pochi anni dopo aver compiuto la maggiore et aveva iniziato a fare quello che viene chiamato il mestiere pi antico del mondo. La conoscevano tutti a Montecatini Troppo bella per passare inosservata. E se passava inosservata a qualcuno ci pensava lei, con un seno esuberante a dir poco e due gambe proiettate nell'infinito della sensualit, a farsi subito notare con i suoi atteggiamenti.
Con la legge aveva avuto qualche problemino solo per uso personale di cocaina. Per il resto niente, visto che la prostituzione in Italia, checch ne pensi la gente, non  un reato.
Quella di alto bordo poi  pi che tollerata, quasi accettata, per non dire richiesta, visti gli alti utili che produce all'indotto locale, con grande vantaggio di molte attivit economiche.
"E questa chi l'avr ammazzata?" pens il commissario appena giunto sul posto, dove lo attendevano Contarino e Lavorini.
Questa non era come le altre, una di strada, questa era una prostituta  d'alto bordo. Anche Morini la conosceva, avendola vista pi volte in centro a Montecatini, nei locali e nelle boutique di lusso. Talvolta da sola, altre in compagnia di uomini pi grandi, e talora molto pi grandi di et, che non potevano certo essere tutti suo padre.
Il parcheggio era quasi completamente vuoto. In estate era usato poco al contrario dei mesi invernali, quando molti studenti vi lasciavano i propri mezzi per recarsi alla confinante stazione a prendere i treni per andare a scuola a Pistoia o all'universit di Firenze.
Era un luogo che a Morini era sempre sembrato brutto, senza neppure capire il perch E quell'angolo quasi nascosto, in cui era stata ammazzata Bianca, era ancora pi brutto del resto della zona. Odore di muffa e di urina, preservativi usati e fazzolettini di carta gettati a terra. Da quel posto passava di tutto, senza che mai nessuno ci si fermasse per un tempo superiore a pochi minuti. Donne e uomini, giovani e meno giovani, che scendevano e rimontavano sulle loro automobili.
Da l passavano sogni e speranze, rabbia e delusione, ma anche droga, soldi, prestazioni sessuali a poco prezzo e ancora meno passione. In compenso non ci passava mai la vita.
Il collegamento con gli altri omicidi compiuti in padule, seppur non scontato, fu automatico, anche se diverso era stavolta il modo in cui la vittima era stata uccisa e diverso il luogo.
L'intera zona della Valdinievole non poteva essere diventata un luogo di ritrovo per raduni di assassini di prostitute.
La zona fu setacciata. I cassonetti della spazzatura svuotati, il parcheggio e il piazzale esterno al palazzetto dello sport setacciati centimetro per centimetro.
Lo stesso fu fatto nei dintorni, sulle strade che costeggiano il parcheggio e nella zona retrostante chiamata Il Gallo. Niente. E anche sul perimetro del cimitero antistante. Una cosa che non tornava agli uomini del commissariato di Montecatini era che l'assassino (ammesso che fosse lo stesso dei precedenti delitti), sempre molto attento a tutti i particolari, si fosse portato dietro l'arma del delitto, rischiando di farsi beccare dalle forze dell'ordine che tutte le sere, nei continui pattugliamenti di sicurezza, controllavano quella parte di Montecatini dove tra l'altro si trovavano le caserme dei carabinieri e il comando dei vigili urbani.
"Certo, una cosa illogica" disse il commissario Morini a Contarino che glielo aveva fatto notare. "A meno che..."
"A meno che?"
"A meno che tu non abbia nessuna paura di venir fermato. E chi non ha paura di venir fermato da noi o dalle altre forze dell'ordine?"
"Semplice, due tipi di persone: chi ha tutto in regola e chi non ha fatto niente di male" sentenzi Contarino
"S, per non solo queste due categorie, ce n' pure una terza".
"Sarebbe?"
"Sarebbe quella di coloro che, pur non avendo tutto a posto, non hanno paura perch noi li conosciamo, per motivi personali o professionali che siano. E sanno che li lasciamo andar via dopo un semplice controllo di patente e libretto, o talvolta neppure quello".


Vittoria Tognozzi.

Vittoria Tognozzi era una specie di mito per tutti coloro che vivevano in Valdinievole, e avevano avuto a che fare con la strage del Padule. Oggi, dopo tanti anni, andava nelle scuole a raccontare quello che aveva visto di persona e sofferto sulla propria pelle. Era anche maestra nell'intreccio delle erbe palustri. Li ricevette a casa sua.
"Vi faccio un caff?"
"Non si disturbi, signora".
"Che disturbo, lo faccio volentieri il caff. Tanti anni fa bevevo solo l'orzo che si tostava in casa. Oggi  tornato di moda. Prima si beveva perch il caff era una roba da signori, e noiartri contadini un ci si poteva permette'".
"Era dura, eh?"
"Dura? S'andava a scuola a piedi scalzi. Invece della cartella avevamo una scatola di cartone. In casa eravamo in ventidue, un s'aveva soldi, ma eravamo contenti pi delle famiglie d'oggi, che han tutto ma un son contente mai. Noi ci si accontentava di poco".
Sembravano particolari di vita di tanti secoli fa. Invece ne era passato poco pi di mezzo.
"Ricordo com'era bono il pane che faceva la mi' mamma. Un l'ho pi mangiato bono cos. E bono era anche il latte appena munto dalle mucche: caldo e con la panna sopra. Si lavorava tutti nei campi, da sole a sole, e a luglio e agosto le giornate erano lunghissime e tanto calde. Poi la sera, appena faceva buio, si andava nello stesso letto in due con la mia sorellina, e tante risate prima di dormire. Che vita! Noi donne specialmente".
"Perch?"
"Eh, ci si vergognava di tutto, mica come oggi. Pensi, commissario, che ci fu dei matrimoni di seconde nozze fatti di notte per non farsi vedere. Poi ci si vergognava se si rimaneva incinte, eravamo come scomunicate. Dopo il parto s'andava tutti i giorni in chiesa a rinsantarsi, e i lattanti non uscivano di casa fino al giorno del battesimo. E poi le fedi di nozze, le fedi di nozze! Due anellini chi l'avea, si nascondevano nelle mutande accanto alla natura"(2).
Il borbottio della macchina da caff sul fuoco fece da naturale time-out.
Vittoria mise in tavola anche dei biscotti e una bottiglia di vinsanto.
"I biscotti li ho fatti io, il vinsanto invece  del supermercato. Una volta lo facevano il mi' nonno e il mi' babbo. Niente a che vede' con questo".
Il commissario Morini e i suoi uomini erano affascinati dai racconti di Vittoria.
"Lo so, voi ora vorreste sape' della guerra, siete venuti per questo. Mi fa tanto male parlarne, ma se non se ne parla noi che c'eravamo, finisce che ci si dimentica tutto.  cos?"
Morini annu scuotendo la testa, senza toglierle gli occhi di dosso.
"Quella casa li. La vedete quella casa li davanti? I tedeschi ci massacronno una mamma con du' bimbi. A chi davano noia un si sa. Col su' marito s'erano conosciuti a Stabbia a giocare sopra un albero. Quando scoppi la guerra, il mi' babbo disse che peggio del fascismo un potea succede. Invece successe. Vense di peggio, vensero i tedeschi. E dei tedeschi vense il peggio del peggio qui da noi in padule".
Gli occhi di Vittoria si inumidirono. Morini le porse un pacchetto di fazzoletti di carta.
"Abbiate pazienza, ma il ricordo di quel giorno d'agosto mi ritorna spesso in testa, non solo nei sogni. Si scavalcavano i morti, c'erano pozze di sangue per le strade bianche. Ricordo la sete perch l'acqua in casa mancava e un si era potuti andarla a prendere. E quella buca dove si nascondeva le bestie per un farsele portar via dai tedeschi, che vidi piena di morti invece che di vitelli".
Vittoria si asciug gli occhi, belli come nella foto di quando aveva venti anni, posta sulla credenza della cucina. Bevve un sorso di caff e poi riprese a raccontare.
"Per un po' non m' riuscito di parla', e quando lo facevo, balbettavo. I tedeschi erano cattivi per davvero. E sapevano tutto perch i fascisti facevano la spia. E quando tornonno dalla strage cantavano e urlavano come pazzi. Sono cose che ti guastano il sangue, e non  un modo di dire!"
"Cio?"
"Sarebbe che il sangue, ma i dottori un lo possono spiegare, ce lo avvelenonno a tutti. Quando noi donne, che al tempo eravamo bimbe, s' fatto il primo figliolo, a tutte  venuto un po' sfortunato. O nel corpo o nella testa".
I poliziotti erano come rapiti dalle parole della donna. La commozione aveva preso il sopravvento sulla volont e il dovere di fare domande. Fu il commissario a rompere quel momento. Anche se non aveva voglia di farlo.
"E dopo che  successo? So che ci sono stati anche dei processi".
"Quelli? Lasciamo perdere. Ci renderanno giustizia, se ce la renderanno, quando saremo tutti morti. La giustizia ce la dovevamo fare da soli, avendone la forza e il coraggio, ma un s'aveva la cattiveria de' nazisti e de' fascisti. Qualche anno dopo si venne a sapere che uno di questi capi nazisti era tornato a Monsummano. Qualcuno disse che era venuto per rivedere i posti dove aveva fatto le sue bravate. Qualcun altro invece diceva che era tornato a riprendersi il tesoro de' tedeschi".
"Il tesoro dei tedeschi?"
"S, se n' parlato tanto a guerra finita e se ne parla anche oggi. Quando quei delinquenti andonno via per scappa' dagli americani, si dice che avessero sotterrato tante cose per poi tornarle a riprendere con calma a guerra finita.
Avevano imparato da noi contadini che si sotterrava di tutto per un farsi portare via la roba da loro, ma soprattutto dai fascisti che li accompagnavano.
Allora un gruppetto di ragazzi, c'ero anch'io, s'andiede a Grotta Giusti con la falce sotto il braccio per ammazzarlo. Ma i carabinieri ci fermonno per tempo avvertiti da qualcuno, un si sa chi".

Note.
2. La natura nell'antico parlato toscano  l'organo sessuale femminile.


Com' bella anche Lucca di notte

Daniela Poggianti era l'amica non del cuore ma di lavoro di Bianca. Non ci volle molto a rintracciarla, grazie ai colleghi del commissariato di Lucca, dove lei abitava, ammirata, stimata e rispettata. E soprattutto desiderata. Esercitava, richiestissima, lo stesso mestiere dell'amica, dividendosi fra la Versilia e la Costa Azzurra, alla caccia dei danarosi clienti stranieri che numerosissimi frequentano quei luoghi.
Morini rimase incuriosito dal posto in cui Daniela gli aveva dato appuntamento: il Lu.C.C.A., il centro per l'arte contemporanea della citt. Pens subito che una prostituta che cercava clienti in un museo fosse una cosa abbastanza strana. Cap dopo che, molto pi semplicemente, era una donna che amava l'arte.
"Che c' di strano?" gli disse Contarino, consegnandogli le chiavi di un'auto di servizio, perch la Ritmo del commissario era a fare la revisione. "Del resto  un'artista anche lei. E che genere di artista, uh uh uh".
Daniela aveva una quindicina di anni pi di Bianca, non era giovane come lei, ma ancora pi accattivante. Mora, abbronzatissima, occhi azzurri non naturali, ma creati artificialmente da lenti a contatto. Piuttosto alta. Piuttosto bella. Piuttosto sexy. Forse meno alta di quello che poteva sembrare a prima vista, una volta scesa da quella specie di trampoli che
erano le sue scarpe. Indossava una camicetta bianca sbottonata fino al punto preciso in cui calamitare gli occhi degli uomini, lasciando un poco all'immaginazione della vista e tanto a quella del cervello.
Sotto il girovita era in pratica fasciata da un paio di jeans che, pens Morini, per indossarli doveva essersi data del gel sul sedere e sulle gambe. E doveva solitamente spendere poco per comprare la biancheria intima che, nonostante le forme in bella evidenza, non si lasciava nemmeno intravedere.
La mostra fotografica di Robert Doisneau piacque molto anche al commissario. Un po' per la bellezza delle immagini fra le quali riconobbe Le baiser de L'Hotel De Ville (Il bacio all'Hotel de Ville) una delle foto pi famose al mondo; ma soprattutto gli piacque per la competente guida di Daniela che lo colp non poco. Trov la cosa inusuale ma molto interessante. Una puttana di grande cultura.
"Contarino avrebbe detto: cul-tura" pens.
Uscirono dal museo. Lucca si stava preparando a una sera d'estate torrida come poche. Non pioveva da settimane. Nei locali delle vie che nascono da Piazza Santa Maria, imperversavano gli happy hour, e gruppi di giovani si rinfrescavano con spritz e si ingozzavano di ogni genere di cibo alle apericene. Lucca era da cartolina per i turisti che da pochi anni l'avevano scoperta, e familiare per chi l'amava per quello che da sempre offriva all'interno delle sue mura, specialmente adesso che in gran parte era stata pedonalizzata.
"Commissario, vista l'ora che abbiamo fatto,
non crede che per interrogarmi potrebbe invitarmi a cena?"
"Non vorrei rubarle troppo tempo".
"Sempre meglio che dover essere convocata in un commissariato nei prossimi giorni. Domani l'altro dovrei partire per la Francia".
"In Francia?"
"Mougins per essere precisa. Conosce, commissario?"
"Ne ho sentito parlare".
" nell'entroterra di Cannes Cittadina talmente bella da far innamorare anche Picasso, che vi mor, dopo averci trascorso gli ultimi anni della sua vita dipingendo e facendosi accompagnare da amanti giovani. Ci sono numerosi ristoranti stellati. Si mangia da Dio e ci si riposa in mezzo al verde, lontano dalla confusione della Costa azzurra".
"Capito: un luogo giusto per nascondersi da occhi e lingue indiscreti".
"Lei  troppo preso dal suo mestiere. Non crede che potrebbe essere semplicemente anche un luogo giusto per vivere una storia d'amore?"
Daniela Poggianti aveva due occhi che non ti guardavano e basta. Promettevano. E facevano immaginare un dopo.
"Commissario, non per metterle fretta, io stanotte ho tutto il tempo che voglio, ma comincio ad avere fame. Vogliamo andare?"
"Ho tutto il tempo che voglio". Una frase che, detta da una donna cos, apparentemente sembrava sfidare le leggi della natura, invece faceva credere di
avere molte probabilit di concretizzarsi. E avrebbe fatto impazzire qualunque uomo. Morini compreso
La Bottega di Anna e Leo si trova di fianco alla Chiesa di San Frediano. La cucina lucchese  ai massimi livelli per il rispetto della tradizione e della genuinit.
Tordelli tordellati, rovelle con fagioli di Sant'Anna e torta al cioccolato coi becchi, accompagnati da vino rosso di Montecarlo, servirono a trasformare quello che doveva essere una specie di interrogatorio in una piacevole cena, che a un certo punto prese un tono quasi confidenziale. Morini non ebbe neanche bisogno di fare delle domande. Daniela raccont di Bianca, di come la loro amicizia era nata su uno yacht al largo di Antibes, in una notte in cui champagne e ostriche ma anche dollari e cocaina facevano a gara per essere il protagonista principale.
"Perch amo la pittura? Semplice: mio padre era docente di storia dell'arte all'universit di Firenze. Fin da piccola mi portava a vedere gallerie e musei, studi di pittori e mostre. Io lo seguivo volentieri, mi piacevano quei luoghi. Mi piaceva l'aria che si respirava, mi piaceva la gente che li frequentava. Mi piacevano soprattutto le aste. E alla fine mi estasiava l'adrenalina che scaturiva dal possesso di un'opera d'arte che il mio genitore acquisiva. Ma non vorrei annoiarla con le mie passioni".
"No, al contrario.  molto interessante, m'incuriosisce quello che mi sta raccontando. E poi, come
potrei dire..." Morini non trovava le parole giuste per chiederle quello che lo incuriosiva di pi.
 incredibile come spesso i concetti partono dal cervello ma, nonostante la brevissima distanza, non arrivano alla bocca. O se ci arrivano, lo fanno nel modo sbagliato e allora meglio tacere.
Daniela sorrise. Poi, per togliere il commissario dall'imbarazzo, si allung verso di lui guardandolo negli occhi e abbassando il tono della voce.
"Non abbia paura di dirlo, lo dica. Magari sottovoce, come sto facendo io adesso. Lo sussurri perch qui al tavolo accanto potrebbero sentirci".
Un bicchiere di vino rianim la salivazione nella bocca del commissario.
"Cosa c', ha paura o forse non ha il coraggio di chiedermelo?"
Vide gli occhi di Daniela che prima sembravano solo fissarlo, poi li sent penetrare dentro la testa e rapidamente invadergli il corpo.
"Va bene, la tolgo dall'imbarazzo. Me la faccio io al suo posto la domanda che non ha il coraggio di farmi":
A Morini and di traverso il vino. Nonostante questo ebbe la forza di continuare a guardarla negli occhi e annuire con un cenno del capo. Lei si sporse ancora di pi verso di lui, e la sua scollatura invase il tavolo.
"Com' che sono diventata una puttana? Ho indovinato?" Daniela sorrise senza smettere di fissarlo.
Con una mano mand i capelli di lato, inclinando leggermente la testa.
Morini ebbe l'impressione che stavolta, stranamente, fosse lei che si stesse vergognando.
"Molto semplice. Una proposta indecente. Ricorda il film con Demi Moore e Robert Redford? Ecco, a me  successa la stessa cosa. Ero in vacanza con delle amiche a Porquerolles, un'isola dopo Saint-Tropez. Una sera mi trovavo a cena in un ristorante quando il cameriere mi porta una busta indicandomi un tavolo di fronte, dove era seduto un uomo che mi fece un sorriso. Un bell'uomo, ma che come et sarebbe potuto essere il mio babbo. Dentro c'era un biglietto con un'offerta in denaro per passare una notte insieme.
"E che  successo?"
"Che sicuramente avevo della predisposizione a fare un certo lavoro, cosa poi confermata negli anni" disse ridendo e facendo sorridere anche Morini, ristabilendo quell'aria di complicit che si era creata con l'arrivo in tavola dei tordelli lucchesi.
"Avevo venti anni, guadagnavo trecentomila lire al mese come guida turistica. Alla cifra che mi fu proposta, stia sicuro che l'avrebbe fatto anche lei se fosse stata una donna".
"Per fortuna, riferendomi a questo caso, non lo sono".
"L'avrebbe fatto anche da uomo, se le fosse arrivato quel genere di biglietto".
"Eeeh. Non esageriamo" prov a difendersi Morini.
"Commissario, lei quanto tempo ci avrebbe
messo nel 1985 per guadagnare l'equivalente di centomila dollari? Io con quel che mi mettevo in tasca a fare la guida ci avrei messo una settantina di anni. Li ebbi in una dozzina di ore. Difficile resistere, non crede?"
Lucca li stava avvolgendo. Dopo la cena passeggiarono dentro l'Anfiteatro, e si fermarono sotto la casa-studio del pittore Antonio Possenti, che lei aveva frequentato spesso da bambina con suo padre. In giro, nonostante l'ora, c'era ancora un bel po' di gente. Il caldo invitava a rimanere in mezzo alle strade, anzich rinchiudersi tra quattro mura a combattere con le zanzare.
Il commissario camminava stando attento a ogni parola di Daniela, lei attirando l'attenzione di tutti gli uomini che incrociavano. E anche di qualche donna. Uscirono dalla parte di Piazza Scarpellini andando verso il centro citt. Fecero il Fillungo, svoltarono in Via Buia e poi passando per Via Santa Lucia giunsero in Piazza San Michele dove lei, dopo essersi seduta sugli scalini dell'ingresso della chiesa, si ricord del suo passato, trasformandosi di nuovo in guida turistica, narrandogli la storia dell'edificio e dei personaggi ritratti sulla facciata. Daniela parlava ininterrottamente alternando storia, arte, cibo e personaggi. Il commissario ascoltava senza annoiarsi, quasi con una certa ammirazione (o forse attrazione?)
Il suono della campana ricord a tutta Lucca la mezzanotte. Adesso di gente in giro ce n'era un po' meno. Poche e flebili voci, mescolate ai suoni dei programmi televisivi della notte, uscivano in maniera riservata dalle finestre delle case, quasi avessero paura di rovinare il silenzio che si era impossessato della citt. Sui muri molti gechi apparentemente immobili davano la caccia agli insetti.
Poi Daniela lo port davanti alla casa natale di Giacomo Puccini. Lei era appassionata anche di musica lirica, non solo di arte. Due gatti si annusavano sotto la scultura all'aperto che ritrae il maestro seduto a uno dei tavoli del Di Simo, il suo caff preferito a Lucca, mentre fuma il sigaro toscano.
"Sa che Giacomo Puccini era un bellissimo uomo?"
"Me lo hanno detto pi volte a Montecatini. Lui l era quasi di casa. C' persino una statua che lo ritrae, ironia della sorte, sul viale dedicato a Giuseppe Verdi".
"La conosco, ma questa di Lucca  pi bella".
"Un mio amico, il professor Gori, avrebbe molto da ridire su questo suo giudizio".
" un amico che non s'intende di arte".
Morini non volle farne una questione.
Tornarono indietro da Via Santa Croce e, dopo aver superato Piazza Bernardini, svoltarono in Via del Fosso giungendo di nuovo al Lu.C.C.A.
Molte persone si mettono il profumo, ma se incontrano qualcuno non sar certo quello a fare la differenza. Daniela senza profumo, e magari dopo aver mangiato anche uno spicchio d'aglio, sarebbe stata lo stesso una specie di calamita per qualunque uomo. Morini compreso. Allo Stellario si salutarono
con due baci sulle guance. Due baci profumati, questi si, che sarebbero rimasti a lungo sulla pelle e nella testa del commissario. Poi lui prese verso Piazza San Francesco per andare al parcheggio sotterraneo e lei prosegu in Via della Zecca per tornarsene a casa.
Sapevano tutti e due che si sarebbero rivisti. Quando e dove no, ma che si sarebbero rivisti s.


Perch ci credo.

"Commissario, lei quanto tempo ci avrebbe messo nel 1985 per guadagnare l'equivalente di centomila dollari?"
La domanda con cui Daniela Poggianti aveva giustificato il suo ingresso nel mondo del mestiere pi antico del mondo, gli stava rimbalzando in testa durante il viaggio di ritorno. Rimbalzava talmente forte, da non fargli nemmeno sentire l'odore maleodorante proveniente dalle cartiere che si affacciano sull'autostrada Firenze-Mare nel tratto fra Lucca e Altopascio.
Non centomila dollari ma una cifra almeno cinque volte tanto, quella che il commissario Morini aveva rifiutato una notte di molti anni fa, non per fare chiss cosa, e men che meno una notte di sesso con qualcuno. L'aveva rifiutata semplicemente per far finta di lasciarsi scappare un pregiudicato.
C'era stata una rapina al Diamond Center di Pieve a Nievole. Un ladro, di notte e da solo, si era introdotto dentro l'edificio, aveva fatto saltare tutto il sistema informatico che governava gli allarmi e aveva svuotato il caveau. All'uscita si era imbattuto in un metronotte al quale non aveva esitato a sparare, per poi lanciarsi con la sua auto in direzione Montecatini. Il vigilante subito aveva avvertito la polizia. Morini e l'ispettore Contarino avevano intercettato casualmente il ladro nella zona dell'ippodromo, dove
si trovavano per uno dei soliti pattuglioni notturni, stavolta dedicato allo spaccio di droga in alcuni locali che poi sarebbero stati chiusi.
Lo avevano inseguito su verso la collina, con il lampeggiante che, oltre ad avvertire gli altri automobilisti, aiutava i fari dell'auto a far luce nel buio della strada costruita in mezzo alla vegetazione. Fra tornanti e brevi dirizzoni pi volte, a causa della velocit, avevano fatto la barba ai muretti di protezione.
Anche durante l'inseguimento Contarino non aveva perso il suo senso dell'humour, dicendo che quello che stavano facendo sembrava l'inseguimento del film Caccia al ladro di Hitchcock.
"Ma tu non sei Grace Kelly!" lo aveva subito zittito il commissario
Il ladro aveva oltrepassato Marliana e poco dopo addirittura aveva spento i fari. Era chiaro che per far perdere le sue tracce puntava a raggiungere il bivio della localit Goraiolo, dove le strade si diramano: per salire verso l'Abetone una e per scendere verso l'altra. Ma mentre quella che scendeva veniva nel frattempo gi presidiata da posti di blocco, quella che saliva verso la montagna pistoiese era di pi difficile controllo, anche per le piccole strade laterali che vi prendevano origine. Mossa ardita e rischiosa quella di procedere con la luce della luna, cos intensa quella notte, quasi da sembrare un riflettore. Ma sbagliata, perch il fuggitivo era andato a schiantarsi contro un muro che costeggia la strada. Giunti sul posto lo avevano visto inoltrarsi nel bosco con una valigetta in mano.
Morini si era quasi gettato dall'auto e aveva cominciato a correre a perdifiato alle sue spalle, lungo una stradina che la notte era sicuramente pi abituata a essere frequentata da cinghiali, volpi e cervi che da ladri e poliziotti.
Per fortuna del commissario, e per sfortuna dell'inseguito, la piccola strada, una redola, come chiamano in Toscana quei passaggi di campagna, andava a morire in uno spiazzo davanti a una vecchia casa colonica abbandonata dove l'uomo, davanti alla pistola sfoderata dal commissario, decise di mettere fine alla sua fuga. Giocando per un'ultima carta.
Con una mano ancora alzata in segno di resa si abbass, pos a terra la borsa, e poi la apr dopo aver fatto scattare una combinazione con il pollice.
La luce che ne usci si sovrappose a quella della luna.
"Guarda qua. Pi di un milione di euro in diamanti. Se mi lasci andare met sono tuoi" disse l'uomo.
"Sdraiati a terra!"
"Ti faccio ricco, lasciami andare. Mezzi per uno. La tua met la nascondi in questo rudere e poi te la torni a prendere con calma. Solo io e te sappiamo questa cosa. Facile, no?"
"Ho detto sdraiati a terra e girati con le mani dietro la schiena!"
"Ma che cazzo di sbirro sei?"
"Se non fai quello che ho detto entro cinque secondi ti sparo in una gamba" aveva detto Morini senza crederci nemmeno lui.
"Sei proprio un pezzo di merda!"
"Uno, due. tre..." mentre la pistola puntava diritto alla gamba destra.
"Va bene, va bene, mi sdraio, non sparare! Sei proprio un idiota. Ti cambio la vita e tu rifiuti. Ma quanto ci metti a guadagnare mezzo milione di euro con il lavoro del cazzo che fai? Eh?" disse l'uomo mentre il commissario lo stava ammanettando. "Pensaci: venti anni, trent'anni, tutta la vita. E in un minuto io te la cambio. Lasciami andare, stronzo! Non fare l'eroe, prenditi quel cazzo di valigetta e lasciami andare!"
A Morini venne la voglia di sparargli davvero. Stavolta non nelle gambe, nella testa. Passarono ancora dei secondi che sembrarono anni. Le voci di Contarino e degli altri poliziotti che accorrevano sul posto si facevano sempre pi vicine.
"Vuoi fare l'eroe, testa di cazzo! Ma chi ti credi di essere Falcone o Borsellino? Gli sbirri eroi finiscono tutti nelle lapidi dei cimiteri".
Morini gir l'uomo in posizione supina. Caric la pistola puntandola in direzione del suo volto.
"Commissario, eccoci!" url Contarino
"Portatelo via, prima che gli spari davvero!" ordin ai suoi uomini che non sapevano se guardare il fermato o i diamanti. "Brizzi, prendi tu la valigetta".
"Sbirro, sei davvero un povero cretino! Ti avrei fatto ricco. Ma perch?"
"Perch ci credo" fu la risposta di Morini, mentre rimetteva la pistola nei pantaloni.


Le amanti non fanno il sugo pi buono delle mogli.

"Una mezza ballerina mancata e una puttana intera realizzata" aveva esordito il professor Gori, parlando di Bianca. "Di pi. Lei era proprio un grande puttanone. Come dovrebbero cercare di essere tutte le donne. Perch altrimenti gli uomini, mariti o compagni che siano, prima o poi, fra partite in tiv e di calcetto, palestre, finte riunioni di lavoro, una donna del genere la vanno a cercare da un'altra parte. Commissario, come lei ben sa oggi quel tipo di mercato in materia di offerta  parecchio ampio. E del resto non so lei, ma io non ho mai conosciuto un uomo che si  fatto un'amante perch faceva pi buono il sugo o era pi brava nelle pulizie di casa della moglie. Tutti gli uomini sognano di fare certe cose. Non tutti hanno accanto delle donne che gliele realizzano. Allora gli uomini pagano. Pagano per soddisfare le loro fantasie, pagano per placare i propri istinti animali. Pagano, ma a volte il prezzo richiesto  troppo alto, e non tutti gli uomini hanno i soldi o qualche volta il coraggio che occorre per fare una cosa del genere".
"Non vedo cosa c'entri questo con l'ucciderle".
"C'entra, commissario. C'entra.  quando gli uomini si sentono sconfitti dalle donne che allora scatta la violenza. Il desiderio di possesso non corrisposto  una brutta bestia. Il desiderio sessuale non ricambiato lo  ancora di pi. E talvolta l'uomo pu diventare
un animale carico di violenza senza limiti".
"Professore, che altro mi racconta di Bianca o Anna come preferisce chiamarla?"
" stata una mia discreta alunna fino al biennio di liceo. Una grande passione per la danza. Sognava di diventare una etoile del Teatro alla Scala. Inoltre scriveva poesie e me le portava perch le leggessi".
"E poi?"
"E poi l'anno successivo cambi istituto, iscrivendosi a Viareggio dove nel frattempo la famiglia si era trasferita. Dopo qualche anno l'ho rivista in centro a Montecatini. Fu lei a fermarmi in piazza. Era talmente cambiata che se non fosse stata Anna a chiamarmi, io non l'avrei certamente riconosciuta. Bevemmo un aperitivo insieme e parlammo di varie cose, fra cui la sua grande passione, la poesia. Continuava a scriverne e voleva farmele leggere come quando era mia alunna. Naturalmente mi tenne all'oscuro sulla sua doppia vita, dicendomi che lavorava in Versilia come curatrice di eventi. Alcuni miei amici che mi ci videro insieme, alla prima occasione, una delle solite cene dei rincoglioniti, come le chiamo io, a parte darmi del puttaniere fino al secondo piatto, una volta capito davvero che non sapevo nulla della sua attivit mi raccontarono vita, morte e miracoli di lei. Tre di loro erano pure suoi affezionati clienti. Due pure sposati da tempo. Ecco perch le ho fatto quel preambolo, commissario".
"Una domanda indiscreta, se posso osare".
"Non importa che osi. So quello che vuol chiedermi. Se sono mai andato a letto con Anna Cortona?"
Morini annu serrando le palpebre e pensando al tempo stesso che cominciavano a essere un po' troppi quelli che immaginavano le domande che lui aveva paura a fargli.
"Una volta scappavo dalle donne perch avevo paura che mi dicessero di no. Oggi, le poche volte che mi capita l'occasione, scappo perch spesso mi dicono di s prima ancora che glielo abbia chiesto. Tutto questo francamente non mi piace. Si sta perdendo il gusto del corteggiamento e del rischio dell'incertezza insito in esso. Noi uomini ci arrabbiamo spesso e qualche volta, come ho detto prima, sbagliamo diventando violenti se una donna ci rifiuta o ci lascia. C' invece solo una cosa che fa arrabbiare le donne pi che quando le lasci".
"Sarebbe?"
"Non sarebbe, !  non andarci a letto quando loro vorrebbero. Le donne non sono abituate a farsi dire dei no. Agli uomini invece capita pi spesso, visto che alcuni di noi ne hanno fatto uno sport quando va bene, o una ..malattia quando va male".
Morini sorrise ripensando ad alcuni suoi colleghi.
"Pensi che una volta la mamma di una mia alunna mise in giro la voce che ero gay. Non che mi faccia arrabbiare pi di tanto. Ne frequento per lavoro e di alcuni sono molto amico. Me ne fotto dei giudizi della gente. Ho un'et in cui posso permettermelo".
"Immagino che fosse una donna brutta o che non le piaceva?"
"Tutt'altro".
"E allora perch?"
Il professore guard verso la parte alta del campo grande della pineta, situato davanti lo stabilimento delle Terme Tamerici. Nonostante fossero quasi le otto di sera, il posto era ancora pieno di mamme, che cercavano refrigerio dal caldo insopportabile stando in mezzo al verde e parlando fra loro, e di bambini che, incuranti dell'aria ancora afosa, si rincorrevano e giocavano con i palloni.
"Perch non sempre si ha voglia di fare l'amore, cos come non sempre si ha voglia di mangiare, di bere, di correre. O pi semplicemente perch magari tutte queste cose vorresti farle con una persona che non  al tuo fianco" disse gettando il suo sguardo malinconico verso una bella mamma bionda, che chiamava per l'ennesima volta le sue bambine, nel tentativo di farle smettere di rincorrersi per riportarle a casa. "Chiara, Irene: andiamoooo..."
Morini e Gori proseguirono camminando in direzione del commissariato di Viale Puccini. Il commissario, pensando a Emanuela (ed ebbe una strana sensazione di felicit). Il professore continuando a guardare la mamma che, tenendo per mano le due bambine dopo averle finalmente recuperate, lasciava la pineta in direzione dei campi da tennis. Imbucarono il vialetto che conduce al ponte di legno, che permette di oltrepassare il Rio Castagnaredola, il piccolo corso d'acqua che attraversa la pineta. Giunti alla questura Morini invit Gori a bere un altro caff al distributore automatico.
I poliziotti giungevano e ripartivano, salendo e. scendendo le scale dell'edificio diventato col tempo ormai piccolo e angusto. Per la gente comune il loro compito era semplicemente quello di trovare e arrestare i delinquenti dopo che questi avevano commesso i loro crimini. Invece per gli uomini in divisa la cosa pi importante era prevenirli questi fatti delittuosi. Certo, non ti dava la fama e il riconoscimento dell'indagine conclusa con successo, talvolta esposta con dovizia di particolari davanti alle telecamere e ai giornali. Ma ti dava un appagamento personale e indescrivibile (che non sempre era riconosciuto) del senso che davi alla tua vita.
Al professore piaceva vedere le donne e gli uomini della polizia intenti al loro lavoro. Era una delle poche cose che ancora gli davano fiducia nel futuro.


Quando i Van Halen cantano Jump.

Quando senti i Van Halen cantare Jump e continui a stare tranquillamente seduto sulla sedia, ti puoi solo chiedere se sei ancora vivo.
Lui non solo non aveva saltato, ma sulla sedia ci si era sprofondato. E non per cercare una posizione pi comoda, ma quasi per sparirci dentro. Gli era gi successo qualche anno fa. La sedia non lo aveva ingollato come nei film horror, anche se aveva sperato che la cosa accadesse.
"Professore, sa che alcuni suoi alunni dicono che lei  un esempio da seguire?" gli aveva detto il commissario prima di lasciarsi.
"Un esempio? Commissario, non sono un esempio nemmeno per me stesso. E poi un esempio non sempre  la direzione da seguire, e talvolta  anche un limite. Certo, molte volte pu fare la differenza nella vita. Ma io non ho mai pensato di fare la differenza nelle vite degli altri. Non sono stato capace di farla nemmeno nella mia" gli aveva risposto, pensando a quello che aveva visto in pineta.
L'inquietudine lo stava divorando.
Un' inquietudine simile solo a quella che ti pu dare un canestro decisivo sbagliato all'ultimo secondo di una partita importante. E magari dartela negli anni successivi per tutto quello che ha cambiato nella tua esistenza.
Un po' com'era accaduto a lui dopo quella maledetta notte di tanti anni fa.
L'ambizione prima e lo stupido orgoglio personale dopo, gli avevano fatto perdere la cosa pi bella che avesse incontrato nella sua vita. Negli anni successivi
aveva tentato di ricominciare, di ripartire con una nuova storia. Nei primi tempi ci aveva provato parecchio. Quasi a ritmi compulsivi, per cercare di dimenticare quanto gli era successo. Di scordare, archiviare, mettere una pietra sopra quella relazione che lo aveva segnato per le irripetibili e intense emozioni che gli aveva regalato. E che non avrebbe mai pi rivissuto. Troppe volte era entrato in stanze che promettevano di essere arredate di certezze e poi invece, quando aveva aperto le porte, si erano rivelate terribilmente vuote.
Avrebbe cos continuato a maledire quella notte che gli aveva cambiato la vita. Per sempre.


Ancora ricordi.

"Stiedi tutta la notte a vegliare i morti, perch l'animali non si avvicinassero per mangiare le interiora che uscivano fuori da que' corpi straziati dalle mitragliate. La mattina erano gi tutti pieni di vermi. Li pulii come potei, dopo presi il carretto e li portai al cimitero".
Ancora ricordi che fanno riaffiorare immagini strazianti viste di persona. Ancora discorsi inzuppati di lacrime, singhiozzi, cenni con le mani, come a volerli rimuovere dalla memoria.
"I miei due cugini li ammazzonno con dei colpi del manico del fucile. Erano due bimbini, uno puppava ancora il latte dalla mamma, e prima avevano ammazzato anche lei. Erano bestie, non erano omini. Mi senti mancare quando vidi quei poveri disgraziati in quelle condizioni e tutto quel sangue e quei corpi maciullati. Andai gi in terra, pensavo d'esser morta anch'io. Invece eccomi qui, ma  come se fossi morta quel giorno co' mi' parenti" raccont Giovanna, una signora col volto segnato pi dal dolore che dalle rughe.
"Anche io era meglio se ero morto. Son vivo ma m'han fatto mori due volte! La prima quando ho visto fare quel macello, e poi dopo tanti anni nel vede' impuniti e senza castigo quelli che avevano fatto tutto quel male. Era meglio se s'era dato retta all'americani e s'erano ammazzati noi, altro che processi di
guerra" gli fece eco, tirando un pugno sul tavolo e una bestemmia nell'aria, l'uomo accanto con il cappello di paglia in testa.
"Eh s, commissario, ha ragione Gianni. Bisognava ammazzalli noi quando ce lo disseno dopo la guerra subito. Sapesse che rabbia rivede' anni dopo in paese quei delinquenti dei fascisti che avevano collaborato coi tedeschi!" aggiunse un altro, soprannominato Frasca, che non riusciva a stare seduto per pi di tre minuti di seguito. "Gi, chi un l'ha provato un ci pole crede. Dice che'l tempo cancella tutto. Non  vero nulla! A me mi capita di piange' la notte al pensiero e sono passati sessantanni!"
"Oh, lo sapete che io non posso sentire i tuoni? Mi danno noia anche i fochi d'artificio" intervenne un altro stando appoggiato alla porta del caff, per fumare un sigaro toscano senza disturbare gli altri col fumo. "Quando d'estate c' la festa qui in paese, ogni anno vado tre giorni dai mi' parenti a Grosseto. La scusa  andalli a trova', ma invece  che voglio scappa' dai botti!" concluse rimettendosi in bocca il sigaro, quasi per renderlo dalla rabbia, pi che per fumarlo.
Dopo ecco il ricordo delle bare costruite con il legno delle finestre e delle porte delle case. E con quello dei bauli dei corredi, contenitori fatti per essere riempiti di speranze e invece sotterrati come tristi illusioni.
Un caff bevuto nel bicchierino di vetro, come si usa da quelle parti, in compagnia di persone come non ce ne sono pi, in un bar di campagna che oggi
ritrovi solo ad Anchione. a Massarella, a Castelmartini, a Stabbia. O a Sant'Anna di Stazzema e in altri piccoli borghi e frazioni della Toscana. E dell'Emilia. Insomma, in tutti quei posti dove le stragi sono arrivate tanti anni fa, e non se ne sono pi andate via.
O, forse, cominciano ad andare via adesso che la memoria delle tecnologie sta sostituendosi a quella degli esseri umani, ma senza trasmetterti le emozioni che solo le relazioni fra esseri viventi sanno regalarti.
"Commissario, per quanto tempo ancora? Per quanto tempo vogliamo salvare la nostra memoria, e dare una dignit a chi c'era, nella speranza di costruire un futuro che a volte sembra non esserci?"
Il professor Gori, che lo aveva accompagnato al circolino di Massarella, situato nella piazza del paese che sormonta il padule, nel ritorno verso Montecatini era stato come al solito spiazzante.
"Quanto ci resta, commissario? Forse quaranta vacanze estive. Quaranta alberi di Natale e presepi da fare. Se le dieci dita di una mano segnano i decenni della vita, come mi disse un rabbino al Ghetto di Venezia, stiamo esaurendo le mani".
"Professore, non sia cos pessimista".
"Non lo sarei affatto, se non vedessi quello che vedo accadere intorno a me".
"E cosa vede di cos brutto?"
"Vedo l'assenza del concetto di futuro. C' un antico principio filosofico che dice: "Fa' qualcosa che resti"  un principio che per anni le generazioni che ci hanno preceduto hanno tenuto bene a mente. Noi no.
Quelli con cui abbiamo parlato al bar sono persone che hanno vissuto spesso in miseria, ma avevano bene nella testa il concetto di futuro. Appartenevano a famiglie. dove i vecchi a novant'anni piantavano gli alberi da frutto ben sapendo che non avrebbe mai mangiato nulla di quella pianta. Ma lo facevano per i loro figli, i loro nipoti. La famiglia Rucellai a Firenze spese gran parte del patrimonio, accumulato in tanti anni, in palazzi e in chiese per far pi bella Firenze. Tommaso Moro scrisse il suo capolavoro, Utopia, ispirandosi a quanto aveva visto accadere in Toscana. E oggi? Oggi che non siamo pi buoni a salvare neanche la nostra memoria, quale futuro vogliamo costruire?"


Bianca.

La cena di Ferragosto all'ippodromo in occasione del Gran Premio era un appuntamento classico da quando era arrivato a Montecatini. Era bello per il commissario scommettere, appassionarsi alle gesta di cavalli e driver, sentire le urla della folla alla partenza di una corsa allo stacco dell'autostart, e quelle ancora pi intense delle rette di arrivo. Era bellissimo, e anche buffo, farlo tranquillamente alla luce del sole e non come invece gli capitava di dover obbligatoriamente comportarsi nel resto dell'anno. Farlo addirittura stando seduto accanto al questore, che al suo arrivo nella citt delle Terme lo aveva subito redarguito, conoscendo le abitudini livornesi di Morini e la sua assidua frequentazione del Caprilli, l'ippodromo labronico. Per una sera l'anno non doveva mandare qualche amico fidato a giocare di nascosto.
Una volta giunto a letto dopo la serata aveva dormito pochissimo e male. Gli accadeva sempre a Ferragosto. Sapeva che l'abbuffata di bomboloni caldi dopo i fuochi d'artificio, che tradizionalmente si tenevano alla fine delle corse, era una nemica imbattibile per il suo stomaco e di conseguenza per il suo sonno. Ma non poteva farne a meno. Ogni anno, al mattino successivo, spergiurava che quella sarebbe stata l'ultima volta. Il 15 agosto seguente ci ricascava senza vergogna.
"Resisto a tutto fuorch alle tentazioni" diceva Oscar Wilde.
Come non essere d'accordo con lui?
La notte comunque l'aveva passata quasi in bianco, tanto valeva fare una doccia, vestirsi e cominciare ad andare in padule.
"Alle cinque mi levo, governo le bestie, annaffio l'orto, raccatto du' verdure e alle sette sono al barre.  tardi per lei, commissario?"
Bono Bonari sapeva tutto della parte est del Padule, quella fra Stabbia e Monsummano. Vita, morte e miracoli, come si suole dire. L'ispettore Massimo Morini era un cacciatore fin da ragazzo. Conosceva bene anche lui la grande zona palustre, che aveva ricominciato a frequentare con il fido cane Zip, adesso che era tornato a lavorare dove era nato. E aveva parlato di Bono al commissario.
"Sa talmente tante cose che sarebbe da scriverci un libro" gli aveva detto mentre cercava di contattarlo al telefono di casa, perch Bonari di quell'arnese del telefonino non ne voleva nemmeno sentire parlare.
Castelmartini  la porta d'ingresso principale e nobile per chi vuole entrare in Padule da levante. I terreni circostanti sono quelli della tenuta Poggi Banchieri, dove era posto il comando tedesco durante la Seconda guerra mondiale. A fianco della casa padronale, degli alloggi dei contadini e del fattore, delle rimesse agricole e delle stalle, si trovano un piccolo borgo con una chiesa, l'ufficio postale, il centro di documentazione del Padule e un bar pizzeria.
Il tutto preceduto dal monumento che ricorda
la strage del 23 agosto 1944, che fu inaugurato dal presidente della repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi.
Dopo comincia lo stradone sterrato che conduce al Porto delle Molette, ai vari casotti di caccia e all'osservatorio ornitologico. Gli stessi luoghi dove si erano consumati i delitti su cui la polizia stava indagando.
"Le sette, eccolo puntuale" disse l'ispettore Morini vedendo arrivare Bonari in bicicletta, con una cassetta di pomodori appena colti sul portapacchi.
Sigaro toscano in bocca, una bella faccia rotonda che ispirava simpatia, esaltata da un bel sorriso e dalla battuta sempre pronta.
"Buond", signori. Due ufficiali tutti per me. Era dai tempi dei tedeschi che non mi succedeva. Qual buon vento? Anzi, qual buon caldo, visto che se dura cos ci si scioglie tutti come ghiaccioli?"
Non ci fu bisogno nemmeno di fare tante domande. L'uomo era un fiume in piena. Era un'enciclopedia umana del padule e della sua storia, e bastava una parola o un nome per metterlo in moto.
"Facile oggi per questi giovani anda' con le donne" disse ammiccando una coppia di ragazze seduta a un tavolo vicino. "Badate come son vestite. O meglio: spogliate! Io addobbata in quel modo non ho mai visto la mi' poera moglie nemmeno quando veniva a letto la sera. Badate l, han tutto di fori. A mi' tempi ci faceva gola un ginocchio!"
Fra caff, bicchieri di caffellatte ("Io bevo il caff e il latte, il cappuccino, con tutta quell'acqua della macchina, l'hanno a bere gli stranieri"), paste e anche un liquore allo zabaione, altern racconti divertenti e storie molto commoventi che gli fecero pi volte luccicare gli occhi.
"Erano di sicuro drogati. Un si possono fare quelle cose se il cervello ti funziona. Un bimbo di pochi mesi lo buttonno per aria e poi gli spararono. E se penso alla povera Carmela dell'Arinci... Lo sapete che fecero? Era cieca, sorda e muta poverina, che Nostro Signore l'abbia in grazia. Vagava per l'aia, inciampava nei cadaveri e gli misero una bomba nella tasca del grembiale. Ci si rende conto che diavoli impestati e maledetti da Dio erano?"
La storia del Matto delle Giuncaie raccontata da Bonari fu appassionante come un film. Ogni tanto, in tutti i paesi della Valdinievole, il nome di questo personaggio viene fuori, associato alle pi disparate stranezze fatte da qualcuno. Invece era la storia, allo stesso tempo triste e dolcissima, di un uomo a cui i tedeschi avevano ammazzato la moglie di cui era perdutamente innamorato. L'uomo era impazzito per il dolore e negli anni successivi aveva vagato per il Padule di Fucecchio, dicendo di sentire la voce della moglie che lo chiamava. Cosa che si era protratta fino alla sua morte.
Poi raccont di due amici, uno partigiano e uno fascista, che abitavano nei poderi del Fossetto e una sera, andando insieme a piedi a Ponte Buggianese dalle fidanzate, vennero intercettati da una pattuglia di tedeschi. Bruno Baranti e Foscarino Spinelli i nomi dei due giovani ammazzati il 24 luglio del 1944, e appesi dai nazisti per alcuni giorni ai lampioni della luce davanti la chiesa nella Piazza di Montecatini, come monito per chi non avesse collaborato.
Fu quando, parlando della strage dell'agosto, venne fuori il nome di una certa Bianca che il commissario Morini ebbe una strana sensazione, pregando l'anziano di dire tutto quello che sapeva in proposito. Anche il pi insignificante dei particolari.
Bonari raccont che l'aveva vista solo una volta quando era andato col suo babbo al comando tedesco di Villa Banchieri, ma ne sentiva parlare spesso in casa della Bianca, una donna di Monsummano un po' facile, che se la intendeva con i tedeschi al loro quartier generale di Castelmartini, insieme alla sua amica Gina, che invece veniva da Montecatini.
Un po' facile, una frase, e un concetto, che lui, all'epoca bimbo, non capiva.
Al suo babbo e ai suoi zii talvolta scappava pure detto che era una troia, ma lo dicevano sottovoce, perch la mamma e le zie si arrabbiavano se gli uomini in casa parlavano in quel modo. Perch quella era una cui slaccia e i bambini non la dovevano sentire. E spesso sentiva dire anche che Bianca era cattiva, ma di quelle cattive davvero. Questo per lo dicevano di nascosto, come se tutti ne avessero paura.
Lei e la sua amica Gina si appartavano spesso in coppia con il tenente-colonnello Von Witzleben. I contadini dicevano che lui le caricava su una camionetta e ci andava in padule dalle parti dell'Uggia a fare le cosacce. Magari ci faceva anche quelle, ma di sicuro poi si faceva raccontare tante cose.
Erano state loro a rivelare al comandante nazista dove si nascondevano alcune famiglie lungo il bosco di Chiusi, nel mezzo del padule, dicendo che fra gli uomini c'erano dei partigiani.
Qualche giorno dopo erano stati tutti ammazzati. Anche i bambini.
"Si sa che fine abbiano fatto le due donne dopo la guerra?" chiese il commissario.
"Le puttane vere si salvano sempre. So che la Bianca la catturarono al paese di Cintolese degli uomini, tra cui il mio zio. La volevano fare fuori, ma fecero appena in tempo a raparle la testa e a briscolarla ben bene e forse l'avrebbero anche ammazz..."
"Scusi, Bonari: a briscolarla?"
"S, a fargli un bel vergato".
"Vergato?"
"Gi, a picchiarla, insomma. Scusate ma io parlo cos e l'italiano moderno non lo conosco tanto bene", disse ridendo. "E accidenti alle botte che andonno di fori!" si affrett ad aggiungere
"Ah..."
"Se non fosse stato per l'intervento di una camionetta di soldati americani che la carionno sopra e la salvarono portandola a Montecatini, al Cintolese l'avrebbero di certo ammazzata per i tanti mali fatti".
"E dopo?"
"E poi nessuno l'ha pi rivista. Sar finita, insieme alla sua amica Gina, in qualche casino su al nord. La mi' mamma e la mi' zia rimasta viva pregonno tanto per la sua morte. Nata d'un cane!"
Erano passate quasi due ore. Il caldo si stava
impossessando in maniera insopportabile di tutta l'aria della veranda, dove erano seduti.
Si salutarono con la promessa di rivedersi l la settimana dopo, per la celebrazione annuale della strage.
"Mi fate piacere se venite. Sapete, ogni anno siamo sempre di meno". Bonari regal ai due poliziotti la cassetta di pomodori. "Sentite che profumo e come son duri. Colti stamani. Questi un sono mia come quelli diacci, insipidi e molli dei supermercati! Sapete qual  il segreto per farli veni' cos? Annaffiarli poco!"
Sulla via del ritorno i due Morini si fermarono a comprare le mozzarelle in un famoso caseificio.
"Quale miglior pranzo estivo di una bella caprese fresca?"
"Anzi, non a pranzo, a desinare ha detto Bonari" puntualizz l'ispettore Morini, sorridendo mentre ripensava all'anziano.
Invece il commissario aveva per la testa un nome che gli rimbalzava: Bianca. Come l'ultima ammazzata che sembrava non entrarci niente con le precedenti. Gi, sembrava...


Un'idea folle.

Un'idea folle. Perch altrimenti come avrebbero fatto a prenderlo prima che ammazzasse ancora?
Un'idea folle legata a un nome. L'unica cosa che rimetteva in contatto le morti della strage del Padule con quelle di oggi. Un nome: Bianca. Anzi due: Bianca e Gina. Puttane. Come Irina, come Olga, come quella senza nome. Come Bianca, seppur di un altro livello.
Anche la Bianca e la Gina del 1944 erano di altro livello. Non andavano con tutti i tedeschi, andavano con i comandanti tedeschi. Ed erano loro delatrici. E avevano sulle coscienze dei morti per le informazioni date.
"Lo so che vi pu sembrare un'idea strana, ma al momento non mi viene in mente altro da tentare. Maroni ha avuto la buona intuizione di mettere sotto controllo tutte le cabine telefoniche di Montecatini e abbiamo buoni motivi per credere che, se l'assassino ci vorr ricontattare per sfidarci di nuovo, lo far da una di esse".
"Escluderei quella di Viale 4 novembre" disse lo stesso Maroni. "Se come dice lei  uno intelligente non richiamer due volte dalla stessa".
"Lo credo anch'io, ma continuiamo a tenerle tutte sotto osservazione, non si sa mai. E ricordiamoci che riguardo al
delitto di Anna Cortona, alias Bianca, per ora non abbiamo ricevuto nessuna telefonata. Stiamo all'erta".
"E quindi come ci muoviamo?" chiese il sovrintendente Lavorini.
Il caldo entrava dappertutto. Morini, stando seduto come sempre all'angolo della scrivania (ma chiss perch), si vers di nuovo dell'acqua fresca nel bicchiere di carta. Poi espose il suo piano.
"Facciamo un annuncio sul giornale" esord il commissario, lasciando perplessi i suoi uomini. Tutti tranne uno.
"E chiediamo all'assassino di costituirsi" lo interruppe ridendo Contarino
"Bravo, Salvatore. Indovinato!" ribatt il commissario.
"Dottore, ci vuole prendere per il sedere?"
"Niente affatto. Facciamo un annuncio sui quotidiani, in cui proponiamo incontri con una ragazza appena arrivata dalla Germania".
"Ecco, abbiamo fatto di tutto nel nostro mestiere. Ci mancava solo di fare i papponi" intervenne Pregnolato.
"Non proprio cos, ma in un certo senso diciamo che ci andiamo molto vicini".
"Commissario, io non ci capisco pi nulla. Se ci pu spiegare meglio" disse sconsolato Grazzini scuotendo la testa.
"Allora, statemi bene a sentire. L'ispettore Morini mi ha portato a parlare con un anziano del Padule, che ne sa molte di cose su come andarono alcuni fatti precedenti la strage del Padule. Ormai ci siamo tutti convinti che le morti abbiano a che fare con qualcosa accaduto in quei luoghi nell'agosto del 1944, ma non sappiamo bene cosa. Il signor Bonari ci ha aperto una porta. Due donne, Bianca e Gina, una di Monsummano e l'altra di Montecatini, che facevano qualcosa di molto simile, se non proprio le puttane, presso il comando tedesco a Castelmartini. Ma facevano anche le informatrici dei nazisti. Oggi abbiamo quattro ragazze morte. Tutte e quattro, seppur in condizioni diverse, facevano quel mestiere e l'ultima, quella diciamo pi snob, si chiamava Bianca".
"E fin qui ci siamo" disse Contarino tornato serio.
"Bianca e puttana sono le parole che ritroviamo in tutte e due le storie accadute a distanza di anni. Su queste dobbiamo lavorare. Facciamo quindi un annuncio, sperando che stimoli l'assassino a mettersi in contatto anche con questa ragazza, che arriva dalla Germania".
"Buona idea" disse Contarino.
"Buona idea" ribatt Lavorini.
"Del resto, per le prime tre il contatto  avvenuto sicuramente per strada, ma per Anna Cortona, alias Bianca, ci deve per forza essere stato un avvicinamento diverso".
"Posso, commissario?"
"Vai, Brizzi".
"Aggiungerei una terza parola: Gina. Potremmo fare l'annuncio in nome di una fantomatica escort con quel nome".
"Bravo. Era proprio quello che volevo aggiungere io".
"Ora capisco. Un attimo" disse Contarino spippolando sul suo cellulare
"Salvatore, ma la vuoi smettere di usare quel cazzo di telefonino?" disse il commissario spazientito, senza peraltro ottenere nulla.
"Eccolo! Ecco il sito che cercavo! Dalle Alpi alla Sicilia le pi belle escort d'Italia. E lei c'; o meglio: c'era!" url quasi Contarino, facendo vedere a tutti la schermata di un sito d'incontri di alto livello.
"Dai qua!" gli ordin Morini, che si era avvicinato, togliendogli di mano l'apparecchio, guardandolo alcuni secondi, per poi passarlo agli altri.
Il display non lasciava dubbi. Seppur con il viso parzialmente coperto da una maschera, era Anna Cortona, in arte Bianca, la ragazza nuda e ammiccante in foto. Poi un numero di telefono cellulare, e un'avvertenza che lasciava pochi dubbi: "Solo per occasioni di altissimo livello, da duemila metri di quota in s".
"C' anche un bell'errore di grammatica. Su si scrive senza accento" puntualizz Maroni.
" quello che sicuramente hanno guardato attentamente tutti i clienti" ribatt Contarino, stavolta facendo esplodere la stanza dalle risate.
Anche il commissario stavolta non pot trattenersi, pur sforzandosi di rimanere serio.
"Quindi, domattina la nostra Gina far quest'annuncio sui quotidiani. E anche su questo sito trovato da Contarino. Pregnolato, tu ora vai a comprare una
scheda nuova per un cellulare di servizio, che poi lo diamo a una delle nostre agenti che risponder alle telefonate che speriamo arriveranno, selezionandole. Oh: Maroni, mi raccomando le cabine telefoniche. Nei limiti delle possibilit degli uomini in servizio cerchiamo di avere qualcuno sempre nei pressi delle stesse. Domande?"


Le ambizioni degli uomini.

Ci sono momenti in cui l'ambizione degli uomini supera le loro capacit. Ed  l che si rovinano. Sono finite in questo modo grandi fortune economiche ma anche carriere fulgide. Pure molte storie, di vita e d'amore, sono state spezzate dalla convinzione di essere grandi e imbattibili. E pi furbi degli altri.
Io invece so benissimo quando  il momento di fermarsi. Li ho visti quei poveri imbecilli di poliziotti che pattugliano il padule travestiti da finti cacciatori. E ho sentito anche quegli idioti dei cacciatori veri che si credono degli 007. Cercano di collaborare con la polizia e la chiamano continuamente credendo di aver visto chiss quale stranezza. Invece rompono solo i coglioni alle forze dell'ordine. E mi aiutano, perch pi fanno confusione e meno tutti ci capiscono.
Che divertimento! Li sto fregando tutti. Mai avrei pensato di fare un casino simile. Certo, il momento dell'arresto di quel cretino di pilota di Formula Uno  stato un fatto di cronaca epocale. Nel frattempo l'idiota  stato anche licenziato dalla sua scuderia. Ora guida i go-kart. Anche quell 'ebete di turista inglese ci ha messo del suo. La storia delle morti in padule sembrava un po' dimenticata e invece l'hanno ripresa i giornali e le televisioni inglesi rilanciandola in mezzo mondo. Si  pure scomodata Scotland Yard, offrendo la propria collaborazione agli investigatori italiani. Non hanno proprio torto, anche io sono come il dottor Jekyll e Mister Hyde. Ma d'estate la nebbia in padule non c'.
E che bello stamani in piazza sentire i commenti dei miei concittadini sulla vicenda. Ci sono varie opinioni e non tutti sono d'accordo sul fatto che l'assassino sia uno solo: cio io. E tornato in ballo il povero Pallini, qualcuno dice con uno o pi complici, forse influenzati dai giornali-toscani che hanno paragonato la vicenda a quella della storia del Mostro di Firenze e alle uccisioni delle coppie nelle campagne intorno a Firenze di tanti anni fa.
A parte che io ammazzo solo le donne, non credo di essere sullo stesso livello dei protagonisti di quei fatti. Valgo molto di pi, sono troppo pi intelligente.
Stamani, al termine della messa domenicale, mi sono pure divertito a partecipare a un gruppo che davanti alla chiesa discuteva animatamente sui delitti avvenuti. Ho persino dato la mia versione in proposito.
Uno dei presenti mi ha detto: "Nel tuo lavoro sei il numero uno, ma qui non ci hai proprio capito nulla. Dai retta a me che me ne intendo. Sai quanti casi ho seguito in tiv e quanti gialli ho letto? Vedrai che alla fine le cose stanno come dico io. Chi ha ammazzato le puttane in padule non  lo stesso di
quello che accoltellato la Bianca. Vuoi scommettere?"
"No, no. Lo sai, io preferisco scommettere alla roulette. Se lo dici te, ti voglio dare fiducia" gli ho risposto.
Adesso devo uscire per forza di casa. Ho finito le cialde di Montecatini e devo andare a comprarle. Non vorrei passare un'altra notte senza, come mi  gi successo.


Un errore prima o poi lo far.

"Tranquillo, commissario. Un errore prima o poi lo far anche lui" gli aveva detto Contarino salendo in macchina.
Non  facile andarsene, sparire. Non si  mai abbastanza prudenti. Si lasciano sempre troppe tracce dietro di noi. Troppe perlomeno per quelli che poi ci vogliono cercare.  un po' come quando commetti un reato. Scappi, ti nascondi, ma per quanto tu sia un delinquente bravo qualche traccia la lasci sempre e qualche errore lo commetti sempre. Non esiste il delitto perfetto. Cos come non esiste la fuga perfetta. Solo che quando ti cerca la polizia  pi facile farla franca, perch la legge deve anche dimostrare concretamente che sei stato tu a commettere un reato. E non sempre accade e non sempre ci riesce. Quando scappi dalla tua vita, invece qualcuno ti trova sempre, soprattutto fra quelli che per un motivo o l'altro non ti hanno scordato.  difficile scappare dai fantasmi e dalla propria coscienza. Impossibile scappare da s stessi.
"Questo per me ammazza perch non riesce a scappare dal proprio passato, da qualcosa che ha visto e che lo ha segnato indelebilmente. Non mi stupirei se l'assassino fosse qualcuno con due vite. Una vita sociale irreprensibile, e poi invece nel privato va a puttane e le ammazza" chios Contarino.
"I casi del genere storicamente sono tanti. Ma questo  particolare. Paga belle cifre, ma a puttane ci fa andare gli altri. Poi arriva e le elimina. Per, a pensarci bene un errore lo ha gi fatto", disse Morini incuriosendo il suo vice.
"Quale? Le telefonate?"
"No. Almeno per adesso non quelle, anche se lo speriamo in futuro".
"E allora quale?"
"Ha cambiato territorio. E ha cambiato gioco".
"Cio?"
"Diciamo che  uscito dal padule e dall'ammazzare povere disgraziate schiave del sesso. Bianca era una fuoriserie del settore. Stavolta ha alzato il tiro".
"E passando dalla serie b alla serie a il gioco cambia e diventa pi difficile".
"Bravo, Salvatore. Vedi che hai capito bene quello che voglio dire".
"Quindi?"
"Quindi aspettiamo. L'idea delle cabine di Maroni  forse l'unica carta che abbiamo da giocare. C' solo da sperare che risponda all'annuncio. La Bianca e la Gina del padule, a distanza di anni, sono gli unici agganci che ci possono far arrivare a lui. Tutto quello che sta accadendo, deve per forza avere qualcosa a che fare con la storia di quelle donne. Altrimenti non si capirebbe questo cambio improvviso negli obiettivi e nella strategia dell'orrenda trama che il colpevole sta portando avanti".


Un annuncio speciale.

"A.A.A. Gina, tedesca, venticinque anni, fotomodella, appena arrivata a Montecatini, cerca amici di alto livello per trascorrere piacevolmente il proprio tempo libero. Telefonare al 333xxxxxx".
L'annuncio era uscito sui quotidiani locali, in grassetto e riquadrato. E sul sito internet scovato da Contarino, dove faceva gli annunci Anna Cortona. Insomma, senza badare a spese. Adesso c'era solo da attendere. Neanche tanto.
La telefonata giunse in mezzo a un'altra decina nel primo pomeriggio del giorno dopo. Come sempre da una cabina telefonica. Per non da quelle di Montecatini messe sotto controllo, ma da una di Pistoia, particolare questo che fece impensierire molto gli uomini del commissariato termale. La cifra sostanziosa, duemila euro, chiesta da Gina per una notte, aveva messo in fuga tutti gli altri che avevano telefonato. Questo tale Gianni, no. Per in albergo lui non voleva andare.
"Ti do molto di pi ma non in albergo.
"A casa tua?"
"Nemmeno".
"E allora dove?"
"A me piace farlo in macchina".
"Senti, adesso sono fuori Montecatini, potresti richiamarmi domani sera cos ne parliamo con calma?"
"Certo, dimmi a che ora?"
"Verso le sette?"
"Come vuoi".
"Allora amore, a domani" lo aveva congedato l'agente Pieri con un tono dolce, quasi sussurrato, che aveva stupito e al tempo stesso eccitato i colleghi maschi.
"Cristiana, 'sti cazzi! E io che pensavo che tu fossi brava solo a cucinare il roastbeef" le disse l'agente Grazzini.
"E io che pensavo ti eccitassi solo quando prendi in mano la pistola!" replic lei, facendo ridere gli altri poliziotti.
L'errore per adesso non c'era stato. Anzi, la telefonata fatta da Pistoia aveva complicato le cose. Prima aveva chiamato sempre da cabine telefoniche di Montecatini, adesso no.
C'erano due possibilit. O una pura e semplice casualit, oppure l'uomo si era insospettito di qualcosa. Nel secondo caso sarebbe stata molto pi dura arrivare a lui.
Il giorno dopo le cabine di Montecatini erano tutte sotto controllo, con agenti in borghese appostati nelle vicinanze. Inutilmente. La telefonata non arriv. N dalle cabine pubbliche della citt, n da altre. Morini stava cominciando a perdere fiducia nel proprio piano.
"Come canta Jovanotti: pensiamo positivo" lo rincuor Contarino.
"Quale sarebbe il positivo della mancata telefonata?"
"Che potrebbe aver avuto un contrattempo di qualunque genere. Non  che doveva ordinare del pane o una medicina. Doveva fissare un appuntamento con una escort. Sarebbe andata peggio se avesse chiamato da una cabina di un'altra citt della Toscana. Non le pare, dottore? O ha intenzione di mettere sotto controllo tutta la rete telefonica pubblica della regione?"
Morini sorrise. Contarino spesso lo faceva arrabbiare ma, oltre a essere un ottimo collaboratore, aveva la capacit di fargli cambiare umore.
E Dio solo sapeva quanto il commissario ne avesse bisogno, da dopo che la sua vita era cambiata all'improvviso.
I giorni successivi passarono in vana attesa, fra appostamenti nei pressi delle cabine telefoniche e controlli a tappeto sulle strade della prostituzione, per la paura che l'assassino tornasse a colpire in un raggio di azione pi vasto. Numerose furono le chiamate al telefono della fantomatica Gina. Tante davvero. Come Morini e i suoi uomini non avrebbero mai creduto. Ma non giunse quella che attendevano.
Gina, alias "l'agente Cristiana Pieri, ebbe il suo bel da fare nel rispondere al telefono. Fortunatamente i clienti che cercavano la sua compagnia, appena saputa la tariffa di duemila euro pi il costo della camera d'albergo per una notte, si dileguavano in un mix di frasi carine, trivialit di ogni genere, complimenti e offese.
Quando al commissariato della "Citt termale pi bella del mondo", com'era solito definirla il professor Gori, si cominciava gi a pensare a un altro modo di agire, il fantomatico Gianni si rifece vivo dopo un periodo di silenzio.
Erano quasi le otto di sera. Pieri svolse bene il suo compito, che era quello di guadagnare tempo, tenendo l'uomo il pi possibile al telefono e dando cos la possibilit ai tecnici di individuare il luogo di partenza della chiamata.
La zona da dove era partita, e stava continuando la telefonata, apparteneva alla rete di Montecatini. E fra lo stupore di tutti si rivel l'ultimo posto cui avrebbero pensato. Era addirittura una cabina telefonica di Piazza Montegrappa, davanti alla Chiesa dei frati di Sant'Antonio. Proprio a poche centinaia di metri dal commissariato.
Le due auto che erano di pattuglia furono subito richiamate nei pressi della piazza, con la raccomandazione agli agenti di non usare le sirene e fermarsi in una delle strade adiacenti. Grazzini e l'ispettore Morini, che casualmente stavano transitando sul retro della chiesa, furono i primi ad arrivare.
Videro una cabina vuota con la cornetta del telefono che ballava nel vuoto e subito furono presi dalla rabbia di essere arrivati tardi.
Nell'altra c'era il dottor Amaro, che conoscevano bene, perch abitava nella zona e tutte le mattine faceva colazione al loro stesso bar. Lo salutarono e si fermarono poco oltre per non disturbare, nella speranza che il dottore desse loro informazioni su chi si trovasse nella cabina di fianco fino a pochi istanti prima. Morini, Contarino e Pregnolato uscirono
dalla questura dirigendosi a passo svelto verso la cabina individuata.
"No! Guarda, non faccio cose in posti strani. Non mi piace".
diecimila euro ti sembrano una cifra giusta per farlo in macchina in un posto un po' appartato?" "Diecimila euro?" fece finta di stupirsi Pieri. In realt voleva solo dare tempo ai colleghi di giungere sul posto. Maroni accanto a lei stava sudando. Non capitava spesso di parlare al telefono con un serial killer.
"S, diecimila. Allora? Cambiato idea?" "Quasi, quasi... Dove sarebbe questo posto? E quando?"
"Il posto  vicino a Montecatini. Conosci il cimitero di Castelmartini?"
"No ma posso trovarlo. Ho il navigatore in
auto".
"A me andrebbe bene anche stasera. Verso le undici".
"Amore, ma davvero mi darai diecimila euro? Non ci credo... E come faccio a sapere che non  uno scherzo? Eh? Come faccio? Pronto? Pronto? Pronto?"
"Correte! E scappato dentro la chiesa, non appena ha visto che stava arrivando il commissario. Venite subito tutti qua" la voce di Pregnolato, in contatto telefonico con Maroni, era pi agitata del solito. "Fate presto, e mandate qualcuno sul retro della chiesa in Via della Libert. C' l'uscita dell'asilo e potrebbe scappare da li".
"Ma siete sicuri che sia lui? A me non sembra possibile!"
"Ti dico che  lui! '
Entrarono in chiesa. Trovarono Contarino all'inizio della scala del campanile. Con dei cenni con la testa, e un linguaggio labiale, fece capire agli altri cosa stesse succedendo. Il commissario era salito sulla rampa dopo che l'uomo, scappato dalla cabina telefonica non appena Morini, lui e Pregnolato stavano arrivando, si era rifugiato lass.
"Ma chi ? Lo conosciamo?" sussurr Brizzi.
Contarino scosse di nuovo la testa.
"A-ma-ro" sillab a bassissima voce, suscitando l'incredulit degli agenti.
Il dottor Paolo Amaro, professionista molto stimato e molto noto in citt. Commercialista di tutte le pi grandi aziende del comprensorio e membro di numerosi consigli di amministrazione di istituzione pubbliche e private. Praticamente una potenza non solo in Valdinievole, ma nell'intera provincia di Pistoia. E anche oltre. Nessuno si sarebbe mai aspettato una cosa simile. Tutti gli agenti lo conoscevano bene, lo vedevano ogni giorno nei due bar vicino al commissariato.
Nel frattempo cresceva il numero delle persone che si stavano avvicinando nei pressi della chiesa.
I poliziotti inutilmente rispondevano che non era successo niente e con fatica cercavano di tenere a bada i curiosi. Come al solito i telefonini la facevano da padrone. Foto e messaggini cominciavano a richiamare nella piazza altri improvvisati e affamati spettatori.
"Dottore, la prego si fermi" gli disse con un tono quasi amichevole il commissario Morini, che aveva gi capito le intenzioni dell'uomo.
Amaro continuava a salire, era ormai quasi giunto sul terrazzo esterno del campanile. Ancora pochi scalini.
"Per favore, mi ascolti un attimo".
"Commissario, non c' niente che lei mi debba spiegare. Lei ha gi capito tutto. Ha gi visto il finale di questa storia".
"Non sono io che devo spiegare, semmai  lei che mi deve dire il perch. E poi quale finale?"
"Non mi prenda per il culo. Io e lei siamo due persone con intelligenza superiore alla media. Sa benissimo perch sono salito fino quass".
Adesso lo poteva guardare in faccia. Una ventina di scalini li separavano. Amaro stava sudando, respirava con affanno. Un po' per il caldo, un po' per le scale fatte di corsa.
Anche Morini sudava, ma l'altro di pi. Aveva la camicia celeste diventata ormai chiazzata di blu, dalle tante gocce di sudore che gli scendevano anche dalla testa calva e gli imperlavano il volto.
"Commissario, le ho detto di fermarsi. O vuole rovinare tutto e rimanere con i suoi dubbi?"
Morini si ferm. Gli scalini di distanza adesso non erano pi di quindici, ma sempre troppi di vantaggio per Amaro. Nel frattempo si sentivano i passi degli altri agenti che stavano salendo.
"Faccia fermare i suoi uomini e le racconto il
perch di questo film. Sempre che le interessi conoscerlo".
Il commissario url di fermarsi ai suoi agenti.
"Ecco fatto, ma ora si fermi un attimo anche lei" lo preg Morini
"Facciamo come i bambini. O gli innamorati se preferisce. Si fermi prima lei. Anzi, si metta seduto e dopo le do la mia parola che le racconter la storia che ha stravolto e devastato la mia vita".
"Devastato?" chiese il commissario, mentre si sedeva guadagnando un altro paio di scalini.
Adesso erano poco pi di dieci.
Amaro se ne accorse.
"Ah, Morini non faccia il furbo, per" e sal gli ultimi due gradini che lo dividevano dal terrazzino. Poi riprese a parlare.
"Di peggio: distrutto la mia vita..."
Nel frattempo in Piazza Montegrappa le persone continuavano ad arrivare, richiamate dalla notizia che la polizia stava arrestando un delinquente salito sul campanile.
Unit dei carabinieri, della guardia di finanza e dei vigili urbani erano arrivate in aiuto ai poliziotti, per tenere lontani i curiosi che stavano ormai diventando una vera e propria folla, che continuava a crescere senza sosta. E del resto come avrebbe potuto essere diversamente? Due persone che discutono o litigano, attraggono infinitamente di pi di due che si baciano.
Paolo Amaro parl in generale della sua vita. Poi di quello che aveva fatto negli ultimi mesi. Parl per un tempo indefinito; al commissario sembr passassero ore. Gli raccont di come gli piacesse ammazzare le donne che tradivano. Di come ne avesse gi ucciso un paio, molti anni addietro, rimanendo impunito, perch lui faceva solo delitti perfetti.
"Commissario, le dice niente il nome Giovanna Letti?"
"La donna uccisa nella sua auto nella Svizzera Pesciatina?"
"Bravo! L'ho fatta fuori io. E lo stesso  accaduto con Gaia Tozzi a Montevettolini. Il primo caso  rimasto impunito e nel secondo  finito in carcere un extracomunitario".
"Ma non si trattava di prostitute".
No, quelle non erano puttane, o almeno nel senso letterario della parola, erano mogli apparentemente perfette. Morini ricordava bene la vicenda dell'assassinio della Letti, pur non avendo seguito il caso. Era accaduto poche settimane prima del suo arrivo al commissariato di Montecatini. Un assassinio che aveva fatto scalpore in citt, dove la signora era molto conosciuta. Una bella donna, di cultura, sempre presente nelle occasioni mondane.
L'avevano ritrovata strangolata dentro la sua auto, in un piazzale interno del bosco lungo la strada che da Pescia conduce ai paesi arroccati sulla collina. Era completamente nuda dentro la sua pelliccia di visone. A parte un foulard intorno al collo, che era servito al suo assassino per ucciderla.
"Un essere falso e spregevole, dalla doppia vita. Veniva a fare sesso con me per un milione di vecchie lire a botta" rivel Paolo Amaro.
Poi quel gioco era diventato pericoloso e allora lui aveva iniziato a far fuori le puttane che erano state la causa della sua infelicit. E a far incolpare gli uomini che andavano con le puttane.
Dopo si allontan dall'argomento, apparentemente quasi divagando, su come lo rasserenasse mangiare le cialde di Montecatini dopo aver ucciso.
"C' chi usa farmaci, io le cialde!" aveva detto con uno sguardo apparentemente perso nel vuoto, ma nella realt ben attento al commissario.
"Dottor Amaro, ma perch cercare di incolpare persone innocenti?"
"A chi tocca tocca  il mio motto. Non  forse cos anche in tutte le vicende della vita? In un attentato c' chi muore e chi si salva. Lo stesso in un incidente. E anche in una strage. Non hanno nessuna colpa quelli che rimangono uccisi, ma accade".
L'uomo adesso era sbiancato di colpo. Continuava a muovere in continuazione gli occhi in su e in gi, dalla faccia del commissario alla ringhiera del terrazzo del campanile.
Non spiegandosi il perch, gli venne d'improvviso in mente la funicolare di Montecatini Alto.
"Per  strano davvero..." disse cercando di guadagnare tempo in attesa che accadesse qualcosa, senza nemmeno immaginare che cosa, che facesse cambiare idea all'uomo.
"Che cosa  strano?"
"Ogni mattina la vedo sempre entrare in chiesa, nonostante quello che ha fatto. Un credente come lei non ha paura del timore di Dio?"
"Dio? Dio, Dio! Dov'era Dio quando nel padule di Fucecchio hanno ammazzato tutti quegli innocenti?
il Padule! il Padule! Finalmente ci era arrivato. Ecco che aveva pronunciato la parola chiave di tutta la storia: padule.
Amaro parl concitatamente come se stesse rivivendo quei momenti della sua vita, per alcuni minuti, senza mai smettere, facendo smorfie di dolore e disperazione e sudando sempre di pi. Poi si zitt di colpo guardando nel vuoto.
Morini cap che l'epilogo stava arrivando e cerc di dissuaderlo da fare il gesto per il quale era certamente salito fin lass.
"La prego, mi ascolti un attimo" disse facendo il movimento di alzarsi in piedi.
Amaro indietreggi e fu in quel momento che da sotto il campanile si lev il boato della folla che lo aveva visto apparire. L'uomo si gir per vedere cosa stesse succedendo. Fu quello il momento in cui il commissario prov ad annullare la distanza che li separava, ma non fece in tempo. Paolo Amaro fu rapidissimo. Si rotol quasi sulla balaustra e si gett di sotto.
Adesso l'urlo proveniente dalla piazza sembrava quello di uno stadio al momento di un gol della squadra di casa.


Gli occhi neri come le piume dei merli.

Nell'agosto del 1944 Paolo Amaro abitava in Padule dalla parte di Larciano. E come tutti gli abitanti del posto subiva in casa propria una guerra che non aveva voluto. Aveva undici anni ed era ancora un bambino come lo erano giustamente in quel tempo tutti quelli della sua et. Ci sarebbe stata prima la televisione, poi la pubblicit, infine le nuove tecnologie e una moltitudine di genitori deficienti a far credere ai bambini di essere donne e uomini troppo presto.
La conosceva solo di vista, ma ne sentiva parlare spesso in casa della Bianca, una donna detta un po' facile di Monsummano che, insieme alla sua amica Gina, se la intendeva con i comandanti tedeschi al quartier generale di Castelmartini.
Un po' facile, una frase che lui non capiva. I grandi dicevano pure che lei e la sua amica erano delle troie, ma lo dicevano sottovoce, perch era una parolaccia e i bambini non la dovevano sentire. E spesso dicevano anche che Bianca era cattiva, ma questo lo facevano di nascosto, come se ne avessero paura.
Erano state queste due donne a rivelare a von Witzleben, tenente colonnello dell'esercito tedesco, il luogo dove si nascondevano alcune famiglie dentro il bosco di Chiusi. Erano stati tutti ammazzati. Anche i bambini.
E questa storia, fino a qui, Morini l'aveva gi sentita raccontare da Bono Bonari.
Paolo Amaro invece gli aveva raccontato di pi. Aveva aggiunto che fra i bambini ammazzati c'era anche Assuntina, che giocava a nascondino con lui, intorno al casotto del Criachi nelle giornate di festa.
" stato un po' come alla roulette russa, a chi capita capita!" era stata la prima frase del maggiore Josef Strauch, al ritorno dalla mattanza che lui aveva personalmente guidato.
Parole che a Paolo bambino fecero paura, nonostante le avesse sentite raccontare giorni dopo.
In tutto il Padule avevano ammazzato decine e decine di persone innocenti. Ma i numeri non bastavano a raccontare quello che era successo.
Alcuni di quelli che erano morti lui li conosceva, la maggior parte no. Anche perch tanti vivevano a Ponte Buggianese, un luogo che a quel tempo per un bambino era lontanissimo, addirittura dall'altra parte del Padule, in cui era stato solo una volta, portato in barchino da suo padre e suo zio, ufficialmente per una festa religiosa, dedicata alla Madonna. Invece a bordo avevano dei fucili da consegnare ai partigiani, coperti con mannellini(3) di sarello, l'erba padulana con cui si facevano borse e cappelli, si rivestivano fiaschi e damigiane e s'impagliavano le sedie.
In quei caldi e bruttissimi giorni di agosto del 1944 sentiva e risentiva i racconti dei pi grandi. Ne avevano ammazzati tanti. Tanti, tanti, tanti.
Ma Assuntina non la dovevano ammazzare.
Era la sua amica. Forse qualcosa di pi di un'amica, per come sentiva cominciare a battere forte il suo piccolo cuore ogni volta che la vedeva. Anche se n lui n il suo cuore sapevano bene cosa fosse quella sensazione che lo faceva sudare e gli seccava la gola quando vedeva arrivare quella bambina con gli occhi neri.
No, Assuntina no. Non la dovevano uccidere. Non aveva fatto del male a nessuno. Perch avevano ammazzato anche lei?
" stato un po' come alla roulette russa. A chi tocca, tocca!"
Ancora quella frase cattiva, che gli sarebbe rimasta appiccicata addosso per tutta la vita. E come gli sarebbe rimasto impresso nella mente e nel cuore, per sempre, il sorriso di Assuntina quando si guardavano mentre facevano merenda, bevendo le uova fresche direttamente da un buchino fatto nel guscio. Cos belli i suoi occhi. Belli. Belli e neri. Neri come le piume dei merli.

Note.
3. Piccoli fasci d'erba legati con cordicelle.


Daniela Poggianti.

Uscendo dal commissariato di Viale Puccini, Morini pens prima di tutto che fosse un gran caldo. Poi, in rapida successione, che avrebbe voluto farsi la barba, che avrebbe voluto farsi una doccia, che era tardi, che era tardi per farsi la barba, che era tardi per farsi una doccia. Non fece nulla di tutto quello che avrebbe voluto fare. Si rovesci sul volto, sul collo e sul petto mezzo flacone di dopobarba Proraso, si cambi la camicia, prese le chiavi dell'auto, usc di casa e sal in macchina partendo in direzione Chiesina Uzzanese, dove avrebbe preso l'autostrada per Lucca. Giunto all'ingresso del casello, proprio davanti al motel, istigato dal caldo ormai insopportabile, scese per aprire la capote della Ritmo Cabrio. Mentre eseguiva l'operazione, vide passare una macchina scoperta, con a bordo una coppia di ragazzi sui vent'anni, che si tuffava nell'estate attraverso l'entrata del telepass.
Morini ripens ai suoi vent'anni. Poi ai suoi trenta. Infine ai suoi quaranta e ad altre cazzate varie.
Lucca cominciava a piacere sempre di pi al commissario. Per lui non era certo bella come Montecatini, ma stava cominciando a sentirla come una seconda casa. Ogni volta che oltrepassava la cerchia delle Mura, bellissime e mai violentate da guerre, si gettava nel suo ventre camminando senza una
meta precisa, come gli aveva insegnato a fare Daniela Poggianti. Si era confuso con i cittadini come un turista qualsiasi, in attesa dell'ora dell'appuntamento. Ora mai precisa, quando l'altra persona  una donna che deve pensare a farsi pi bella di quello che invece  gi, ma non crede o non sa di essere.
Guard il quadrante dell'orologio. Erano passate da poco le venti ma il sole, nonostante l'ora legale, con i suoi ultimi raggi cominciava gi a salutare Lucca. Segno che nonostante le temperature ben al di sopra della media, l'estate, quella dei giovani spensierati, delle vacanze al mare, degli amori bruciati in spiaggia e in discoteca, cominciava a volgere al termine.
Si sedette sugli scalini della Chiesa di San Frediano. Ebbe il tempo di fumarsi un paio di sigarette, stemperando un po' del nervosismo per l'adrenalina che gli stava salendo. Sapeva che quella sera sarebbe successo qualcosa fra lui e Daniela. Non sapeva cosa sarebbe realmente accaduto, ma quello che poteva accadere s.
Poi lei arriv, portandosi dietro gli sguardi di tutti quelli che erano nella piazzetta. Occhiate di desiderio quelle degli uomini, di invidia quelle delle donne.
Lei, al contrario di molte altre, era invece una donna che sapeva di essere bella. Sapeva di essere sexy, nonostante non avesse pi venti anni. O forse era bella e sexy proprio per questo.
Tremendamente bella e sexy che qualche volta anche lei si era eccitata guardandosi allo specchio.
E si era detta che se fosse stata un uomo avrebbe voluto avere una donna come lei.
Non sempre un'eccessiva autostima  una cosa ingiustificata. Soprattutto quando ti paragoni agli altri. Aveva un vestito rosso a tubino che le fasciava le forme ed esaltava le belle gambe abbronzate. Sulla caviglia destra il tatuaggio di un bacio lasciava immaginare territori da esplorare prima possibile. Completavano l'apparizione una borsa di paglia di stampo siciliano e delle scarpe con un tacco talmente pronunciato, che Morini si chiese come facesse Daniela a camminare senza cadere sulle pietre delle strade di Lucca.
Era l'umanizzazione di una scarica di adrenalina.
In pratica era vestita come avrebbe sempre desiderato che si vestisse, e non aveva mai fatto, Emanuela.
"No! No, mi metto i pantaloni perch non ho le gambe belle!" gli rispondeva sempre lei, sorridendo con gli occhi.
Morini a quello sguardo abbandonava ogni velleit e crollava.
E del resto, per quanto puppe e culi possano essere esibiti sfacciatamente resta sempre la differenza, incolmabile, con uno sguardo che promette trasgressioni impensabili. Una regola che non trov eccezioni nemmeno alla fine di quella serata, trascorsa prima a un tavolo dello stesso ristorante della volta precedente e poi andando in giro per la citt e lungo il percorso sopra le mura, a parlare di tutto come due amici, sapendo che non avrebbero mai potuto essere amici. Perch l'attrazione fisica non  una componente dell'amicizia.
"No, dai. Lasciamo stare. Devo tornare a Montecatini. Domani mattina, mi devo alzare presto per andare a fare rapporto al questore. Un'altra volta..."
La donna ebbe una reazione che il commissario non si sarebbe mai aspettato. D'improvviso erano sparite la bellezza, la dolcezza e anche la classe dei modi che Daniela gli aveva regalato durante le due serate.
"Un'altra volta? Ma per chi mi hai scambiato? Un'altra volta? Come se fossi un caff!"
Morini era tornato a Lucca solamente per ringraziarla, e per sdebitarsi della cena che lei gli aveva assolutamente voluto offrire nel precedente incontro. Forse anche per qualcos'altro. O forse no. O forse s. Era confuso.
Una serata piacevole, ancora pi della prima, perch libera dai pensieri e dai vincoli dell'indagine che si era conclusa con la confessione e il suicidio di Paolo Amaro. Durante la serata a Morini venne pi volte in mente che Daniela era una donna con la quale, in un'altra vita e con altri ruoli, sarebbe potuta nascere una storia. Aveva tutto per piacere a un uomo. Sex appeal, intelligenza, cultura, simpatia. E anche autoironia, che  una delle pi belle qualit che una persona possa avere.
Insomma, tutto quello che non ti aspetti da una puttana e che invece vorresti trovare nelle donne di cui ti innamori. Era stato davanti casa sua, quando l'aveva riaccompagnata come la volta precedente in Via del Fosso, che la serata era sterzata male.
Morini aveva risposto in maniera negativa all'invito di entrare in casa e trascorrere la notte con lei.
"Ma chi credi di essere? George Clooney? Sei uno stupido, commissario. Non ci sar un'altra volta".
Daniela Poggianti non era una donna abituata a sentirsi dire di no. Se ne and via come se qualcuno da dietro le stesse mettendo tre dita nel sedere.
 incredibile come certe donne diventino furiose quando si sentono rifiutate. Ma come non lo sono le femmine, neanche i maschi sono delle macchine per fare sesso. O almeno non tutti. Ci sono donne che non concepiscono che un uomo possa dire di no. Perch gi impegnato in quel momento. O perch sta per impegnarsi. Oppure perch si sente, nonostante quello che gli  accaduto, ancora impegnato.


Qualcuno era comunista.

Morini si avvi verso l'uscita del Tettuccio. Il sole tagliava in due la piazza antistante e faceva luccicare la scultura d'acciaio posta nel centro dell'aiuola.
Emanuela si era materializzata con la Ritmo Cabrio davanti al cancello dello storico stabilimento termale.
"Il pi bello del mondo" diceva sempre il professor Gori.
"Stasera a Venezia riaprono il casin invernale. Mi porteresti a cena al Nono risorto?"
Il commissario sorrise. Adesso non aveva pi voglia di fuggire dal mondo. Adesso gli sembrava di essere anche lui dentro una roulette. Anzi, gli sembrava di essere una piccola buca numerata di una roulette che vede passare sopra la sua testa, centinaia di volte, la pallina bianca.
E stavolta gli sembr che la pallina fosse caduta in una buca in cui non c'era scritto un numero ma il suo nome. Era un giorno da vincente. Uno di quei giorni in cui non senti pi la voglia di scappare dal mondo, dalla vita e dagli uomini. Senti anche che ci stai bene in mezzo al mondo, agli uomini, immerso nella vita di sempre.
Si sentiva felice e gli sembrava che intorno a lui tutti fossero felici.
"Qualcuno era comunista perch voleva che tutti fossero felici" cantava Giorgio Gaber uscendo dalla radio della Ritmo e diffondendo nel piazzale del Tettuccio la sua voce inimitabile. Ecco, se quello fosse stato davvero il punto di arrivo del comunismo, Morini in quel momento si sentiva comunista, pur non essendolo mai stato.
Guard Emanuela negli occhi. E gli sembr che tutto il senso della sua vita passasse da l.
"A Venezia no, poco fa hanno detto alla radio che c' un ingorgo tremendo sull'Appennino. Due ore di fila fra Barberino e Roncobilaccio".
"C' da quando hanno costruito quel tratto di autostrada. Anzi, dicono che abbiano costruito l'autostrada intorno alla coda delle auto!" gli rispose Emanuela ridendo, come a volerlo prendere in giro.
Gli era sempre sembrata la donna pi bella del mondo. In quel momento ancora di pi.
"Perch non andiamo in Val d'Orcia?" rilanci Morini.
"Aggiudicato! Sali".
"Fammi almeno passare da casa a prendere..."
"Che cosa? Ci sono io, non ti manca nulla!"
Erano sulla via del ritorno dopo una breve, piccola ma desiderata vacanza (o fuga?). Con gli anni Morini aveva capito che sono le cose piccole quelle che si desiderano di pi. Perch le cose grandi si possono sempre acquistare, quelle
piccole invece te le devi conquistare, meritare e poi mantenere. Ma anche cercare di prenderle appena possibile. Perch il tempo  un avversario imbattibile. E anche lui ormai aveva un'et in cui, come diceva il professor Gori, era quasi finito anche il girone di ritorno, e tra poco sarebbero iniziati i playoff del campionato della sua vita. "E ai playoff, si pu uscire di scena a ogni giornata".
Emanuela stava guidando la Ritmo Cabrio. I campi della Val d'Orcia erano irrorati dal sole, che in quei luoghi nei tramonti di settembre erano come una tonalit di arancio pi bella che nel resto dell'anno.
Morini, con la mano sinistra, le stava toccando la coscia. Era una cosa che non capitava spesso, anche perch lei molto raramente si metteva le gonne, preferendo di solito i jeans. Non la stava palpando con volutt, la stava accarezzando. Sentendola cos ancora pi sua.
Emanuela le piaceva in un modo che non  possibile descrivere. Come non si pu descrivere la sensazione che si prova guardando un tramonto o vedendo nascere un bambino.  una cosa bella che esiste. Punto e basta.
Il modo in cui parlava, il modo in cui camminava, il modo in cui gli sorrideva. Soprattutto il modo in cui lo guardava nei silenzi del loro amore. Perch ci sono dei silenzi che non accadono perch non abbiamo niente da dirci, ma perch basta la luce degli occhi a parlare.
Gli U2 e Mary J. Blige all'interno dell'auto
dilettavano nella versione pi bella e struggente di One. Era il punto in cui batteria e chitarre sembrano impossessarsi della canzone e la voce di Bono entra dentro quella della plurivincitrice dei Grammy Awards, prima delicatamente, poi sempre pi forte e la Blige, quasi a non volersi far spodestare, risponde alzando la ritmica del suo tono.
"One love..."
Morini stava riprovando una sensazione bellissima. Era quella la felicit? No, era molto di pi.
Quella notte, forse per la prima volta si era accorto di aver attraversato una buona parte della sua vita. E aveva pensato che non era immortale. Come invece avrebbe desiderato. E come sognava da bambino quando il duemila sembrava lontanissimo, un numero addirittura immaginario per datare un anno e oggi invece se ne era gi andato da un pezzo. E si era portato via sogni, storie e speranze. Cosa che poteva anche essere normale. Ma si era portato via anche le persone. Questo, per quanto naturale, non era per nulla normale, perch ci sono persone che. non vorresti mai vedere andare via. Invece se ne erano andate, portando con s baci ancora da dare, parole ancora da dire e sorrisi da regalare. E notti piene di cene e amore ancora da fare.
E occhi da guardare, e guardare ancora. Guardare senza mai smettere, tanto da desiderare di volerci entrare dentro quegli occhi, senza uscirci pi.
Una volta qualcuno ha detto che i morti continuano a vivere nei ricordi dei vivi. Lo stesso accade per i grandi amori.
Gi, perch tutto questo che stava ripassando nella testa del commissario era solo un bellissimo ricordo. Emanuela se ne era andata da un anno.
E Morini era solo sulle strade della Val d'Orcia che stava percorrendo. Tanti anni fa, quando si erano fidanzati, si era chiesto se dopo venti anni sarebbero stati ancora insieme. E se s, se avessero ancora avuto la voglia, la forza, il desiderio quasi violento di fare certe cose.
Ce li avevano avuti, nonostante che di anni ne fossero passati non venti ma trenta.
Tutto questo non cambiava il senso della loro storia. Anzi, le dava pi valore.
Perch quei momenti erano diventati eterni e li avevano uniti per sempre, anche adesso che fisicamente vivevano in due mondi diversi.
I ricordi molte volte servono a farci star bene. Che in fondo  la cosa che conta di pi nella vita.
Perch senti che, anche se hai lasciato dietro di te qualcosa che non torner pi,  stato bello vivere certe emozioni. E stato bello esserci.
Ed  bello che su questa terra, dovunque sia il posto in cui stai vivendo, a un certo momento il tuo cuore si sia messo a battere forte, forte, forte, e in quell'istante hai finalmente conosciuto cosa fosse davvero la felicit.
Nessuna emozione  breve, ma dura per l'eternit delle nostre vite. Soprattutto quando l'hai vissuta insieme con altri.
Perch da soli, non si  felici nemmeno in paradiso.


Settantaquattro anni dopo.

Albert Kesselring, feldmaresciallo dell'esercito tedesco, nel processo che si tenne a Venezia nel 1947, fu accusato di aver organizzato la gran parte delle stragi che ebbero luogo in Italia, fra le quali quella delle Fosse Ardeatine a Roma e quella del Padule di Fucecchio.
Peter Eduard Crasemann, comandante della ventiseiesima divisione corazzata della Wermacht, fu processato nello stesso anno a Padova.
Josef Strauch, comandante del reparto che esegu la strage del Padule di Fucecchio fu processato a Firenze. Vernichten, annientare. Questo il verbo, parola d'ordine, che emerge pi volte nelle carte processuali, usato per dare inizio alle stragi.
Tutti e tre furono condannati a pene diverse, ma solo Crasemann mor in carcere nel 1950.
Gli altri due carnefici di centinaia di innocenti italiani tornarono invece in libert fra il 1950 e il 1952. Kesselring addirittura dopo essere stato condannato a morte nel primo dibattimento.
All'atto pratico, dopo otto anni dalla strage nessun colpevole era pi in galera.
Negli anni 2010/2012 si tenne a Roma davanti alla corte d'appello un nuovo processo, e tutti i responsabili furono condannati all'ergastolo. Per ormai era troppo tardi. Ma non  stata la giustizia mancata la cosa peggiore. Riprendendo le parole di un sopravvissuto, venne il peggio del peggio, il fascicolo con gli atti del massacro del Padule venne archiviato illegalmente nel 1960 insieme ad altre pratiche.
Solo nel 1994, grazie alla volont di alcuni legali, torn alla luce, e fu questo il modo per arrivare al nuovo processo romano.
Lascio ad altri l'analisi dei vari cavilli giudiziari, militari, statali che hanno portato a ci.
Io ho voluto solamente ricordare il dolore visto nei volti delle persone che ho conosciuto. Alcune di loro, dopo la mancata giustizia, si sono sentite quasi colpevoli di essere scampate alla strage.
...
.
...
FINE.